«Quoque», non solamente

Avvicinandoci alle Idi di marzo, non possono non venire in mente quelle più famose, del 44 a.C., in cui Cesare venne colpito e ucciso da una ventina di congiurati, il celebre «tu quoque» e tutto il resto. Quest’anno, a proposito di botte a tradimento, diciamo, la circostanza fa ritornare alla memoria la direzione del Pd del febbraio di sette anni fa, quando, con 136 voti favorevoli, 2 astenuti e solamente 16 contrari, Letta fu congedato e costretto alle dimissioni da capo dell’esecutivo da una mozione presentata da Renzi, «proprio» quel Renzi che lo stesso Letta aveva sostenuto nel congresso da poco conclusosi e che aveva twittato, all’indirizzo del premier di cui già ambiva a prendere il posto, il celebre #staisereno.

136 voti. Tra questi, Renzi «quoque». Pur con tutto il peso del suo esserci da segretario in carica, infatti, Renzi non fu il solo a voler sostituire Letta. Di quanti erano riuniti al Nazareno la sera che si decise che lui dovesse dar il ben servito al suo compagno di partito, prendendone il posto a Palazzo Chigi, solo 16 (cercate i nomi, così, per memoria di tutti) votarono contro la pulsione governativa del segretario, 2 si astennero, qualcuno lasciò la sala per non scegliere, e altri 135, per convinzione, per convenienza o per concessione, si unirono all’allora Matteo trionfante. Curiosamente, oggi, l’eventuale ritorno del già vice segretario alla guida del Pd, viene visto come una rivalsa su Renzi, quasi che solamente questi avesse votato in quel modo quella sera.

No, non c’entra nulla la lealtà di partito. Perché lì si era proprio nella sede in cui la linea del partito doveva essere decisa. E in 136, compreso Renzi, decisero che quella linea dovesse essere «ciao Enrico, il tuo governo finisce qui». Potevano decidere altro, e quei 16 voti contrari, che denunciavano come il problema non fosse il capo, ma la composizione del Governo, sono lì a dimostrarlo, potevano dire a Renzi «continua a fare il segretario, e lasciamo a guidare il Governo chi c’è già»; potevano. Non lo fecero. Oggi, forse, Letta torna e va a guidare il Pd.

E chissà quanti di quei 135 saranno fra i primi a congratularsi con lui.

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