Lasciate stare, ha ragione Tronti. E fate, facciamo, politica

«Aspetto con pazienza che la mia sinistra si liberi da questa vera e propria ossessione per i 5Stelle. Un’ossessione che, per paradosso, più ci si sposta sulla sinistra, nel centro-sinistra, più diventa totalizzante. Lasciate stare. Catturate, se ne siete capaci, le truppe residue di questa armata Brancaleone e andate avanti per la vostra autonoma strada. C’è un mondo fuori, da scoprire, attraversare, organizzare. E sta tutto in quel sociale, che la politica non rispecchia più. […] La sinistra si vada a riprendere gli operai che votano Lega, gli emarginati delle periferie metropolitane che votano Fratelli d’Italia, i disoccupati del Sud che non passeranno dal reddito di cittadinanza al posto di lavoro, gli sfruttati precari invisibili dalla pelle di ogni colore, cerchi disperatamente di offrire garanzie al futuro delle giovani generazioni, presti attenzione alla inedita proletarizzazione dei ceti medi, vada a reinsediarsi nel territorio perduto del nord produttivo, non guardi ai moderati che sono rimasti in pochi ma agli arrabbiati che sono cresciuti in tanti. La maggioranza di popolo sta lì. La sinistra si attrezzi subito adesso a gestire in prima persona l’aspra questione sociale che arriva in coda alla pandemia. […] È urgente preparare, con la formazione, una nuova leva di militanti e dirigenti. Non ci sono più canali di selezione del ceto politico. Occorre mettere in campo esperienze inedite, senza abbandonare quelle tradizionali. Rinobilitare la politica è un appassionante impegno a cui dedicare corpo e anima. Chiamare la sinistra a lavorare a questo compito significa per essa riguadagnare autorità, fiducia, appartenenza. E però, per prima cosa, un grande partito ha il dovere di non sbagliare nel giudizio sulla personalità politica. Che cosa conta di più, l’essere della qualità nella persona o l’apparire nel gradimento dei sondaggi? A questo proposito, mi sento di avvertire: dopo che un alto profilo è tornato adesso a Palazzo Chigi, badate che non sarà proprio possibile riproporre agli italiani il più che basso profilo di chi c’era lì poco prima».

Quelli di sopra sono brani da un’intervista che, alcuni giorni fa, Mario Tronti ha concesso a Umberto De Giovannangeli, per Il Riformista. E il già teorico dell’operaismo ha ragione. Basta con questo scriteriato inseguimento dei cinquestelle, lungo le vie di una discesa nella demagogia che si immaginano palingenetiche per un ceto politico che da tempo si sente (e in parte è stato fatto sentire proprio dagli stessi che ora ricerca) inadeguato e incapace a rappresentare le diverse facce e le differenti stratificazioni che si muovono nella società e nel Paese. Fate la vostra strada, è l’invito dell’intellettuale di sinistra, con le vostre visioni del mondo e i vostri ideali, progetti e parole. Non ingannatevi nel cercare bandierine da piantare ovunque e in qualunque stagione; dite dove state, con chi, per fare cosa. Fate, facciamo, politica. Vale per il Pd, quell’invito, ma vale altresì per tutti i soggetti che di quell’area furono e sono espressione.

Oppure no, non fate niente di diverso da quel che avete fatto finora, perché avete ragione voi che guidate tutti quei partiti e li avete guidati e rappresentati, e quelli di Tronti sono solo i consueti buoni consigli di chi non sa più dare cattivi esempi, e le mie, solo idee nate lontane dall’agone e dall’impegno a cui molti di voi, e con considerevole fortuna, hanno dedicato il proprio tempo e i personali sforzi. Non fate nulla di tutto ciò, e continuate, e continuiamo con voi anche noi, così. Con i risultati che abbiamo davanti agli occhi; dopotutto, se fine del far politica è sempre più governare, non rappresentare, dirigere, non contenere, il Pd, al governo e nei luoghi da dove si dirige, c’è da un decennio quasi ininterrottamente.

Cosa volere di più?

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