Quelli c’erano

Non mi iscriverò al fanclub del governo Draghi, come non ero iscritto a quello Conte, uno, bis o trino, addirittura, o a quello Renzi; la tifoseria con la politica c’entra poco o nulla, e le imbarazzanti manifestazioni di sostegno illimitato e gli apprezzamenti “a scatola chiusa” che si sono ascoltati e letti in questi giorni fanno il paio con in cori del «meno male che Silvio c’è», gli applausi a scena aperta sulle battute del già sindaco di Firenze e l’elezione a statista senza onere della prova per l’«avvocato del popolo».

Su una cosa, però, vorrei provare a dire due parole, non di difesa, che Draghi non ha bisogno della mia, ma di constatazione sulla principale, se non unica, critica che a lui viene mossa nella composizione dell’esecutivo, quella relativamente alla scelta di alcuni ministri che per semplicità chiameremo politici. In sostanza, si dice: «ma come, doveva essere il governo dei migliori, e ci troviamo la Gelmini e Di Maio?». Ora, capisco la critica, e per quanto ritenga inutili le puntualizzazioni dell’ovvio, mi tocca ricordare che quelli c’erano, non altri.

Cioè, se fai un governo, non puoi non farlo contando sull’appoggio dei partiti che stanno in parlamento. E se a questi chiedi di indicare dei nomi, loro ti danno quelli che hanno. Anzi, dal loro punto di vista, i migliori. La politica italiana, fra i suoi migliori, annovera quelli lì? Così è, se vi pare. E capisco che possa essere un limite e un problema; al contempo, ritengo poco probabile che ciò sia da addebitare a chi oggi è chiamato a formare e guidare il governo.  

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1 risposta a Quelli c’erano

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