E quelli c’erano, perché proprio quelli erano stati scelti per esserci

«Quelli ci sono perché gli altri, anche quelli come te, hanno deciso di non esserci». Così mi scrive un amico dopo il mio post dell’altro giorno. Lo ringrazio per l’implicito complimento, e pure per il non tanto velato rimprovero per le mie scelte nel recente passato. Purtroppo o per fortuna, nondimeno devo dissentire da lui. Non solo perché, ovviamente, non credo che, essendoci, avrei potuto cambiare la situazione o migliorarla, persino per quanto poco possa fare una singola persona; soprattutto perché non ritengo proprio vero l’assunto da cui il suo giudizio parte. Provo a spiegare il mio punto di vista.

Io non penso, come il mio amico pare suggerire, che il personale politico che oggi riempie di sé partiti e istituzioni sia della qualità che è perché un’eventuale migliore presenza ha deciso di star lontana dall’agone. Penso, al contrario, che sia quel che è proprio perché così volevano che fosse gli elettori, almeno nella loro maggioranza. Renzi, per esempio, c’è perché in massa, i militanti del Pd, lo vollero, al posto di altri. Di Maio, perché gli elettori del movimento che lo ha eletto, dopo la prima esperienza, lo hanno voluto di nuovo. Salvini, idem. Brunetta, Gelmini, Meloni, La Russa, Gasparri, eccetera, eccetera, eccetera, stesso discorso: sono lì da anni; se vengono rieletti, e perché gli elettori li voglio esattamente così come sono.

E non basta la giustificazione, per molti tratti vera, di leggi elettorali che non permettono una scelta precisa. Perché c’è sempre la possibilità di votare altro. Ad esempio, l’elettore di centro che ha votato per il Pdl, dopo il disastro dell’esperienza del Berlusconi ter, avrebbe potuto votare per Monti o per altri: non lo ha fatto, perché evidentemente non voleva farlo. Così come i tanti che hanno votato il Pd nel 2018, dopo aver già in tutto e accuratamente conosciuto renziani effettivi e renzisti di complemento, lo hanno fatto perché volevano proprio quelli lì, a guidare e rappresentare il soggetto politico che, col voto, sceglievano di sostenere. E così quelli dei cinquestelle, della Lega e degli altri partiti sulla scena.

Giorni fa, m’è capitato di scorgere un post di un contatto Facebook in cui si apprezzavano le parole di Cuperlo, dando un giudizio positivo su tutta la linea rispetto alle sue proposte e ai suoi modi. Benissimo. Lo stesso che condivideva le riflessioni dell’ex candidato alla segreteria dem, però, proprio all’epoca di quel congresso sceglieva convintamente altro, spiegando, magari, di quanto fosse, quasi un decennio fa, ormai già superato il suo pensiero e le sue idee.

Potrei ovviamente continuare con tanti esempi, ma rischierei di ripetermi e di prestarmi all’accusa di voler difendere, col pregiudizio giocato sul senno del poi, alcune mie decisione e osservazioni degli anni passati. Il punto tuttavia rimane: se e quando si candida qualcuno col profilo di quelli che poi si dice di volere vedere alla guida di partiti o istituzioni, quasi sempre, a essi, vengono preferiti altri. Gli stessi che, alla prova dei fatti, vengono poi giudicati, e dai medesimi elettori del giorno prima, incompetenti, incapaci, inadatti.  

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