Dove l’ho già sentita?

Titolava ieri sera l’edizione online del Fatto Quotidiano, in un pezzo in aggiornamento costante sui tormenti dell’esecutivo e nella maggioranza: «Crisi di governo, la diretta. Palazzo Chigi: “Se Renzi si sfila, basta esecutivi con lui”. Crimi: “Stop a coalizioni con Iv se ritirerà le ministre”. M5s, Pd e Leu: “Non c’è alternativa a questo premier”». Quest’ultima frase, non so perché e come mai, ma ho l’impressione d’averla già sentita da qualche altra parte, in qualche altra circostanza?

Probabilmente sbaglio. Se così non fosse, volete che quei segugi del Fatto non avrebbero scovato il parallelo fra le affermazioni dei partiti di maggioranza attuali e un uguale richiamo all’assenza di alternative fatto da altri in altre stagioni della politica nostrana? Certo, fra i giornali italiani, senza dubbio quello diretto da Marco Travaglio è il più governativo, in questa stagione di larghe intese in salsa giallorossa. Però, giornalisti che mai scriverebbero oggi il contrario di quanto avrebbero scritto ieri, tipo farsi l’augurio e sognare che il premier attuale trovi «una dozzina di senatori centristi disposti a votargli la fiducia per salvare la legislatura e il posto», mentre davano del venduto a chiunque decidesse di far altrettanto, ma verso governi a loro non graditi, sicuramente non si lascerebbero sfuggire la possibilità di inchiodare i potenti di ora, criticandone i vezzi e gli andazzi simili a quelli d’allora.

In me, l’attesa di scoprire come andrà a finire la storia della rappresentanza governativa del partito renziano palpita forse meno solamente della smania per leggere l’ultimo post di quel commentatore già critico musicale sul giornale di cui sopra, che non risparmia occasione, nemmeno nel commento più empatico e moralisticheggiante, d’invitare all’acquisto del suo impagabile (proprio nel senso che mai pagherei per averlo, credo) ultimo suo lavoro di penna.

Ovviamente, da quelle scelte potrebbe derivare una crisi di governo di proporzioni ben maggiori di quelle attuali, e di sicuro ne avrei fatto a meno. Ma tutto considerato e tutti compresi, questi sono quelli che abbiamo, gli stessi, a proporzioni e collocazioni diversamente variate, che avevamo prima e che, con buone probabilità, avremo anche dopo. Di cosa dovrei preoccuparmi, dunque, e cosa dovrei auspicarmi, dato che, come appunto loro dicono, a ciò che abbiamo, «non c’è alternativa»?

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