E a scuola?

«È difficile per gli studenti comprendere perché non rientrino a scuola, capisco le loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale, se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui». E ancora: «Nelle regioni in fascia gialla tutto è aperto, tranne la scuola superiore e questo creerà profonde cicatrici, i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità. Sono molto preoccupata, oggi la Dad non può più funzionare, c’è un black out della socialità, i ragazzi sono arrabbiati, disorientati e sono preoccupata per il deflagrare della dispersione scolastica». Così Lucia Azzolina, in un’intervista rilasciata a Radio Rai Uno.

Non sono un particolare estimatore di questo governo, ma devo dire che trovo davvero poche ragioni per dar torto alle parole della ministra dell’Istruzione, e ben più di un motivo per darle invece ragione (verrebbe da chiedere chi le abbia chiuse, quelle scuole, ma lasciamo stare). E sono tantissimi i motivi e le ragioni per star dalla parte dei ragazzi che oggi protestano perché si sentono defraudati di un diritto, a ben guardare il più importante per la costruzione del loro futuro. L’altro giorno ho fatto caso a un foglio affisso all’ingresso della galleria di un centro commerciale non lontano da casa: «capienza massima», si leggeva, richiamandosi alle norme di contenimento del contagio, «800 persone». Si capisce meglio, in quell’ottica, la provocazione di un preside di un istituto comprensivo barese, che proponeva alcuni giorni fa di trovare uno spazio per far lezione nei centri commerciali, chiedendo al contempo – e qui la provocazione non è più tale – un ristoro formativo per bambini e ragazzi a cui viene limitato fortemente l’accesso all’istruzione.

Virologi da internet ne abbiamo fin troppi, e non intendo minimamente aggiungermi al loro novero. Ma le scuole superiori sono chiuse dalla fine di ottobre, dopo che da febbraio avevano riaperto solo nella seconda metà di settembre: possibile che sia tutta colpa loro, se ancora contiamo i numeri che leggiamo nei bollettini quotidiani sull’andamento dei contagi? Possibile che la dispersione scolastica sia stato tema buono da convegni, negli anni passati, ma non imponga qualche riflessione seria ora che, per usare le parole della ministra, rischia di deflagrare, con i ragazzi lontani dai banchi da un anno, se si eccettua il breve volgere della prima parte dell’autunno scorso? Possibile che il destino di formazione e crescita di un’intera generazione conti meno, nel dibattito pubblico, di tutto il resto?

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