La colpa è solo sua. E gli altri sono tutti assolti

Nel complicato e per me oscuro vortice dell’eterno ritorno delle notizie sui social, qualche settimana fa mi sono ritrovato a condividere una vecchia intervista di Monica Cirinnà, rilasciata a L’Espresso nel 2017, al tempo della campagna congressuale che avrebbe sancito la vittoria di Renzi per la seconda volta. In quel pezzo, l’esponente del Pd spiegava come Renzi fosse stato, uso il virgolettato dell’articolo, «un pessimo segretario, da lasciare alle spalle». Nientedimeno. Una sola domanda, senatrice: nel mentre quel pessimo segretario svolgeva il suo mandato (pessimo anche questo, credo sia lecito dedurre, nella sua visione), lei dov’era?

​Non voglio giocare la partita facile del dare al renziano fuori tempo massimo; purtroppo o per fortuna, l’ho fatto quand’era il tempo di scegliere, non ho bisogno di arrivarci ora per contrarietà. Mi preme però chiarire il mio punto di vista sulla questione. Quello che non ritengo giusto fare (e che invece dà l’impressione di fare la Cirinnà con quelle sue parole) è autoassolversi nella condanna di Renzi. Votare non è mettere distrattamente una croce su un nome o un simbolo. Soprattutto, non lo è se si è militanti attivi o dirigenti di un partito, magari eletti e suoi rappresentanti nelle istituzioni. È, al contrario, assumersi una corresponsabilità nelle scelte politiche che successivamente, in virtù e in forza di quel voto, saranno prese. 

Per esempio, per quanto io sia stato contrario e lo sia ancora, provvedimenti quali l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori o il decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione sono anche mia responsabilità. In quota parte, certo, ma è pure grazie al voto che io ho dato – e chiesto – nel 2013 che sono stati eletti quelli che poi tali norme hanno approvato. Parafrasando il cantautore, per quanto io possa credermi assolto, sono lo stesso coinvolto. 

E se lo sono io, a maggior ragione lo è la Cirinnà o altri come lei che, da posizioni più importanti e determinanti della mia, hanno sostenuto chi le faceva, dando il loro fattivo, competente e decisivo contributo. Di più: lo hanno fatto fino alla fine di quell’esperienza e per tutta la sua durata. 

Bene, se Renzi ha sbagliato e quando egli lo faceva, ripeto, voi, dov’eravate? Perché non avete detto nulla? Perché non glielo avete impedito, almeno provato, sottraendo al suo progetto il consenso necessario a essere attuato? 

Sinceramente, la passata legislatura ha reso palese a me stesso come io non sia in grado di valutare progetti e personale politico candidato ad attuarli. Ho votato convinto di alcune cose e ne ho viste realizzarsi delle altre, non di rado contrarie a quanto pensavo. Questa considerazione del tutto personale mi ha convinto a farmi da parte per un po’ di tempo da ogni forma di partecipazione attiva o militanza, per il semplice motivo che la responsabilità di quello che ho scelto e sostenuto è solamente mia. 

Non pretendo da altri identiche valutazioni e considerazioni, ma vedo un po’ semplicistico dare le colpe a un singolo per deresponsabilizzare un’intera comunità. Inoltre, le parole della Cirinnà riportate in quell’articolo sono del 2017. Dopo di allora, lei ha ancora fatto campagna elettorale per il Pd guidato da Renzi, si è candidata ed è di nuovo stata eletta per conto di quel partito e con quel segretario.

E meno male che era «pessimo» e da lasciarsi «alle spalle». 

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