V’eravate tanto odiati

Il governo ha giurato, ha ottenuto la fiducia dal Parlamento, è pienamente legittimato nei suoi poteri. Il tizio col mojito che ha fatto cadere il governo di cui era parte, presentato come leader di partito una mozione di sfiducia senza dimettersi dal suo ruolo al ministeriale, offerto a quelli che oggi prova a deridere il comando del Paese pur di rimanere ministro, salvo poi evocare complotti internazionali (orditi probabilmente nel capoluogo della Polinesia francese) per la fine dell’esperienza gialloverde e definire quella giallorossa una mera ricerca di cadreghe, strepita in piazza contro il furto di democrazia tra militanti che si slanciano a fare i saluti romani che lì sono tollerati, se non ben accetti, quando ormai persino i social li ricacciano sotto i tombini in cui dovrebbero stare, mentre la sempre urlante Meloni si finge borgatara strepitante contro il palazzo e le poltrone per cercare di far dimenticare che da vent’anni vi è dentro e sedendo anche in più di un posto contemporaneamente. Fanno già ridere così, è andato tutto bene.

La nuova maggioranza è composta da forze che sono passate dal sostenere una tesi al suo esatto contrario in meno di una settimana, senza un briciolo di elaborazione politica su cosa stesse accadendo e senza capire perché le argomentazioni di entrambe fino al minuto prima strenuamente sostenute (dal «mai senza di me» al «mai col partito delle banche», per citare gli slogan più sobri) fossero naufragate alla prova dei fatti o per quelle di forza, e guidata da un presidente del Consiglio che succede a se stesso, con la pretesa di poter apparire quale altra Venere da quella del giorno prima, rinnovata dalla rinascita nelle acque di un accordo politico che sostituisce il bizzarro e precedente «contratto di governo». E così, oggi vediamo la giusta indignazione per le incivili parole rivolte a una ministra già bracciante agricola da parte di quelli che sbeffeggiavano il loro attuale alleato per esser stato un «bibitaro» fuori corso, e il richiamo a un linguaggio più consono e rispettoso degli interlocutori da chi è espressione di un movimento nato sull’onda dell’improperio. È tutto legittimo democraticamente e assolutamente corretto sotto il profilo costituzionale; rimane il fatto che è curioso come una stessa persona possa, in due legislature consecutive, votare un governo con Berlusconi, uno con Alfano e Verdini e uno con Di Maio, o come si possa sostenere, nel volgere di un mese, un’alleanza con la Lega e un’altra con Leu. Va tutto bene.

Pd e M5S ora hanno il dovere di fare e fare al meglio quello che devono. L’esecutivo che hanno formato non parte sull’onda della spinta di popolo, e sconta troppi repentini cambi di direzione, oltre che una rappresentazione territoriale orba su diverse parti del Paese, alcune davvero importanti, per numeri e interessi. Certo, ha dalla sua il sostegno di mondi e istituzioni di peso, e non è certo poca cosa. Ma se non sarà capace di tradurre in realtà tangibili quel conforto, potrebbe scontare presto e male la colpa degli errori e delle mancanze in cui, inevitabilmente, rischia di incorrere.

Andrà tutto bene?

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