Senatrice Segre, grazie

«Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che non di rado mi hanno fatto temere un inesorabile imbarbarimento della nostra società: i casi di razzismo, sempre più diffusi, trattati con indulgenza, in modo empatico, che quasi sembrano entrati nella normalità del nostro vivere civile, ma allarmante è anche la diffusione dei linguaggi di odio, sia nella Rete sia nel dibattito pubblico. Troppo spesso al salutare confronto delle idee si sostituisce il dileggio sistematico dell’avversario, col ricorso anche all’utilizzo di simboli religiosi, che a me fanno l’effetto di un farsesco ma pericoloso revival del Gott mit uns. A me fanno questo effetto. Forse solo a me, in quest’Aula».

Oggi, nei fatti, l’articolo di Filopolitica lo scrive Liliana Segre. Durante il suo intervento in Senato martedì scorso, ha restituito dignità al dibattito politico, e forse pure al discorso pubblico. Probabilmente sarà una fiammella leggera, soffocata dall’alito rabbioso che da mesi, anni riempie il nostro tempo. Però, se anche così fosse, è comunque stato un momento in cui la politica è uscita dall’angolo del quotidiano per guardare al domani con la coscienza del passato. Quel passato che sa come dalle parole dell’odio si possa arrivare ai crimini della cattiveria, e che si rende conto, per averlo vissuto sulla propria pelle, che il clima d’astio che viene alimentato e indirizzato verso una particolare categoria di esseri umani può portare a compiere, e a ritenere normale che si compiano, i peggiori delitti, che colpiscono direttamente e subito le vittime, certo, ma che dannano e ricadono poi su carnefici e su quanti, silenziosamente, hanno approvato o non impedito.

Tale è il sentimento che spinge la senatrice a spiegare come una politica che punta tutto sul livore sia «sempre una medaglia a due facce. Non danneggia solo coloro che vengono scelti come bersaglio, ma incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio provocato dalla crisi che attraversa, ormai da un decennio, il continente. L’odio si diffonde e questo è tanto più pericoloso. A me hanno insegnato che “chi salva una vita salva il mondo intero”, per questo un mondo in cui chi salva vite, anziché premiato, viene punito mi pare proprio un mondo rovesciato».

Eppure, lei che è sopravvissuta ad Auschwitz non perde la speranza, né la voglia di farsene interprete per gli altri. «Vorrei», dice ancora, «che il nuovo Governo nascesse non solo da legittime valutazioni di convenienza politica, ma soprattutto dalla consapevolezza dello scampato pericolo, da quel senso di sollievo che viene dopo che, giunti sull’orlo del precipizio, ci si è ritratti appena in tempo. Mi attendo, insomma, che il nuovo Governo operi concretamente per ripristinare un terreno di valori condivisi, fatto di difesa costante della democrazia e dei princìpi di solidarietà previsti dalla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza».

Grazie, senatrice.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica, società, storia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.