Altrimenti, che vincano pure gli altri

«A maggior ragione avrebbe senso unire il centrosinistra, per dargli maggior forza», replica Aldo Cazzullo a Massimo D’Alema, su Il Corriere della Sera di ieri, dopo che quest’ultimo aveva spiegato l’inutilità, dal suo punto di vista, di leggere le elezioni prossime come una sfida per il governo, dato che dalle urne difficilmente uscirà una maggioranza in grado di governare da sola. A quell’osservazione del giornalista, l’ex presidente del Consiglio risponde con una lucidità che da tempo sembrava aver perso.

«Perché dobbiamo entrare in una logica suicida?», dice infatti D’Alema. E aggiunge: «I nostri elettori reali e potenziali non ci seguirebbero. Non è che, se ci alleiamo con il Pd, quelli che votano per noi votano per il Pd; chi lo pensa vive sulla luna; quelli che votano per noi sono in forte dissenso con il Pd. Quando un partito piccolo si allea con un partito grande, agli occhi degli elettori ne condivide l’ispirazione e ne accetta la leadership». Ecco, appunto. La questione è tutta e solamente lì: se le politiche fatte dal Pd in questi anni ci fossero piaciute, saremmo stati col Pd in questi anni (e alcuni, come chi scrive, anche nel Pd, senza uscirne proprio in dissenso sulle strade prese e i provvedimenti adottati). Al contrario, se siamo in questa situazione, è proprio perché quelle politiche non le abbiamo condivise e quel partito non intende rivederle nel loro impianto. Per dirla diversamente, la divisione attuale nel fronte della sinistra, o del centrosinistra che dir si voglia, è il risultato di ciò che politicamente si è scelto di fare; chi l’ha fatto e lo rivendica, non può stupirsi che quanti a ciò si siano opposti non abbiamo nessuna voglia di sostenerlo ora perché «altrimenti vincono gli altri».

Dopodiché, è ovvio che quasi tutto si può fare e dire in politica, anche delegittimarsi per vent’anni e poi concludere che, tutto sommato, governare insieme non è così male, soprattutto se paragonato all’idea di stare, entrambi, all’opposizione rispetto ai nuovi volti emergenti della politica spettacolarizzata. E però, qualche rimasuglio di politica vera e propria, nel senso delle cose da fare all’interno delle visioni di società e mondo che si hanno, sarà rimasto in giro, non credete?

O almeno, così è per me: altrimenti, che vincano pure gli altri.

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1 risposta a Altrimenti, che vincano pure gli altri

  1. Italiote scrive:

    «Se hai votato per il M5S anche soltanto per uno di questi punti, allora hai sbagliato voto. Mi dispiace.» — http://www.beppegrillo.it/2013/04/perche_hai_votato_per_il_m5s.html

    Nonostante ancora oggi taluni negano che si sarebbe potuto evitare lo scenario del Nazareno, ci si ritroverà riciclare certi tormentoni del 2013 per rispondere all’eventualità di cooperazione tra soggetti differenti su punti in comune.

    Per quanto taluni abbiano difficoltà ad accettarlo SE in uno stesso territorio DEVONO COESISTERE differenti “orientamenti politici” è necessaria una attitudine alla mediazione che la “logica” dell’alternanza induce ad abbandonare trattando il Paese come se fosse una giostra sulla quale salire a turni.

    In ogni caso la questione dovrebbe consistere nel “ponderare” (in ogni accezione) gli scenari alternativi ordinandoli secondo preferenza: (il “poco oppure il peggio” invece della logica massimalista).

    Sperando che chi preferisca “che vincano gli altri” onde evitare il peggio non si ritrovi ad aver boicottato uno scenario che (a “ragione veduta”) sarebbe potuto essere “a proprio dire” migliore .

    PS: Il mondo è bello perché vario! Tra chi si è lamentato del Nazareno spiccano quelli che si sono vantati più volte di aver influenzato l’agenda di governo pur non essendone “alleati” (dunque all’esterno della “maggioranza di governo”): Hanno evitato il peggio oppure no? 😕

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