Il fatto è che per molti, a questo punto, è meglio distruggere che riparare

«Sta accadendo che nel Paese si è creata una corrente di opinione, un sentimento, talmente rabbiosamente anti-sistema da preferire l’incompetenza pur di scardinare quello che c’è. I grillini non vengono giudicati per quello che sono e fanno ma per quello che sfasciano. Accadde anche ai fascisti prima della marcia su Roma. Chi si sente nemico in patria vuole distruggere e non ha tempo e voglia di immaginare né il futuro né di guardare al presente, tanto crede di sapere che nulla può essere cambiato. Nel basso della società questi sentimenti sono prevalenti».

Peppino Caldarola è uno che, della politica, “ha fatto le scuole”, e sa guardare sotto alle cose che si muovono. Per questo, quando chiede alla politica di svegliarsi, prima di avere un Parlamento fatto solo di Razzi e Di Maio (ma ci aggiungerei Salvini, Biancofiore, Moretti e Carbone vari, per non far torto a nessuno), è nel giusto. Così come quando spiega che un altro dei motivi «che favorisce questa prevalenza dei cretini, ben distribuita in tutti i partiti, è data dal fatto che in tutti questi anni le forze che si richiamano a valori storici sono state silenti sui processi di imbarbarimento», non sbaglia di molto, pure se dimentica, e non può non farlo, per la struttura ideologica che regge il suo discorso – e lo dico sapendo che per lui “ideologia” non è una brutta parola –, tutto ciò che al di fuori del mondo organizzato del dibattito pubblico e del discorso politico si muove. Ma il punto lo coglie e lo tiene: l’idea che sorregge tanto del voto a un movimento che, palesemente, ogni volta mostra la sua incompetenza nel risolvere il problema è fortemente poggiata sul fatto che quello che c’è e c’era, a molti, sta sullo stomaco più di quanto possa spaventarlo la paura del vuoto di affidarsi a una classe dirigente che è la negazione esplicita della funzione a cui mira.

È successo a Torino, in parte a Roma, anche se lì non è da dimenticare lo stato in cui la città versava ben prima che il M5S ne assumesse il governo, potrebbe succedere in Sicilia, prima, e a livello nazionale, poi. Lo si legge sui social, nelle interviste ai giornali, come nella bell’inchiesta di Vincenzo Latronico per 7, il supplemento del Corriere della Sera in edicola ieri, lo si avverte in tutte le occasioni che si hanno di confronto con gli elettori dei pentastellati o solamente con quanti non avrebbero pregiudizialmente nulla di male a vederli al governo. Anzi: pur di veder gli altri perdere, sarebbero disposti a dare ben più di una mano a loro.

E lo so, lo so che mi si potrebbe dire giocare con le distruzioni è un po’ come farlo col fuoco, e che persino all’alba del fascismo ci fu chi pensò che si potesse radere ciò che c’era sfruttando le camicie nere e poi riscostruire meglio; lo ricordava lo stesso Caldarola che ho citato all’inizio. E so anche che la qualità di quella forza politica è imbarazzante, perché non sono avvezzo all’uso di termini peggiori su queste pagine. Ma il fatto è che pure dopo quel ventennio drammatico si ricostruì, e meglio di ciò che c’era in precedenza, e che, insomma, a me non sembra che quelli che rischiano di esser sopraffatti dagli improbabili governanti a stelle e blog siano della stessa sostanza dei De Gasperi e dei Togliatti.

Dopotutto, la rottamazione in luogo della manutenzione non l’hanno inventata i grillini.

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1 risposta a Il fatto è che per molti, a questo punto, è meglio distruggere che riparare

  1. Fabrizio scrive:

    “summa”:
    1945-1975 il trentennio che spacco’ il novecento ; 1995-2025 il trentennio che spacco’….

    continua….

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