«Tu chiamale, se vuoi, emozioni»

Le prese di distanza dal Renzi non più trionfatore non stupiscono affatto; sempre, al servo encomio, segue il codardo oltraggio. Così, il Bonaccini che scopre oggi i limiti della nota «autosufficienza arrogante» era prevedibile, ancor più il barometrico, nel senso che segna il tempo che fa, Franceschini che parla di «rottura» della correlazione sentimentale fra partito e Paese. E non ci volevano particolari doti divinatorie per capire che fra i primi a dirsi «mai stati renziani» avremmo trovato i neo-convertiti della stagione precedente: una profezia tanto facile che modestamente la feci tre anni fa, all’apice del consenso per il renzismo inverato nella pratica del governo.  Però, quando parla di rottura di un legame sul piano dei sentimenti, il ministro della Cultura coglie un punto. Solo che non so quanto ancora su questo si possa fare.

«Chi è stato tradito è difficile che si innamori di nuovo». No, non sono parole di una canzone triste, ma quelle di un personaggio totus politicus come Massimo D’Alema. E ha ragione. Perché dovrebbero farlo, d’altronde: molti di quelli che oggi si candidano a riparare quel torto, ieri nulla hanno fatto perché non accadesse. Ora, per dirla come la dice Bersani, «i dem vadano dove li porta il cuore»; se già difficilmente i “traditi” si fideranno di nuovi volti, quanto possono farlo degli stessi rivestiti? Per i cinici e i professionisti forse sono solo questioni inutili, quelle emozionali. Ma se togli quel senso di comunità che un partito è, cosa rimane? La corsa a fare l’assessore o il ministro, magari con un sindaco o un presidente del Consiglio che per anni hai descritto come inadeguato? Ma quella è arte per mestieranti; gli altri, tutti gli altri, intendo, perché dovrebbero affidare il proprio voto a chi non ha esitato a cassare tutte le cose che un tempo si chiamavano valori, col sorriso del vincitore stampato sul volto che diventava ghigno gettato negli occhi dei vinti?

Probabilmente, loro saranno i vincenti anche nel prossimo parlamento. Di sicuro, in quello ci saranno, fosse pure solo come comparse laddove adesso ricoprono ruoli di primo piano. Ma tanto, si sa, l’importante è esserci. Ed è quasi sicuro che io sarò tra quelli che avran perso di nuovo, quindi non sono qui a spiegare come vada il mondo. Però, alla fine, di tutto e in tutto quello che succede, come fate ancora a meravigliarvi e stupirsi che in tanti, per non dire i molti, facciano altro e bellamente ignorino quella che si spaccia per rappresentanza quando al massimo, e sono buono, è rappresentazione?

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