Perché si finisce per non scegliere

Non intendo fare il commento dei dati elettorali; gente più capace e con più informazioni di me l’ha già fatto su siti e giornali molto più importanti di questo blog e a nulla servirebbe qui ripercorrerne qui le cronache. Per dirla con la facilità con cui si banalizzano le cose del tempo presente, alle amministrative, i grillini hanno dimostrato di avere più stelle che voti, il centro destra è tutt’altro che spacciato e il Pd, variamente coalizzato, quasi ovunque arriva al ballottaggio. Con delle eccezioni, tipo quella di Palermo, dove l’immarcescibile Orlando vince ancora, o Cuneo, la città in cui vivo e che ha visto l’affermazione al primo turno del sindaco uscente.

Volendo provare a dire quel che penso partendo dal caso per parlar della regola, proprio di Cuneo si potrebbe discorrere. Qui, il primo cittadino Borgna è stato rieletto con quasi il 60 per cento dei voti. Il Pd, suo alleato in questa consultazione, ha raggiunto il risultato nelle comunali all’ombra della Bisalta più alto da che esiste, divenendo, per quanto di poco, il primo partito in città. Nulla di strano? Certo, è pur sempre la prima forza nazionale. Ma quello che in questo caso è curioso è un po’ l’antefatto del traguardo conseguito. Il Pd, nei precedenti cinque anni, formalmente è stato all’opposizione di Borgna. Aveva addirittura definito a livello di circolo una propria candidatura alternativa a quella del sindaco uscente e domenica riconfermato, spiegando, in lungo e in largo, che mai si sarebbe accordato a sostenerlo. Invece, da presunti strenui oppositori, proprio della sua rielezione sono diventati i campioni, con quella stessa candidatura di sfida spesa a capo della lista in sostegno. Evidente, i cambi repentini e radicali di opinione sono quello che più piace all’elettorato.

Non si spiegherebbe, altrimenti, quel successo della lista democratica a livello locale come non si capirebbe, senza questa considerazione, il risultato storico del Pd alle europee del 2014, che arrivò proprio quando il partito erede del centro sinistra si disponeva ad archiviare di quell’esperienza tutte le battaglie, compresa l’alternativa al centro destra che, infatti, lì diventava alleato di governo e, a considerare la vicenda attraverso le politiche messe in campo, di sistema.

Ed è da qui che deriva una conclusione personale. Vedete, io ho sempre creduto che, in politica, alcune cose non potessero essere sacrificabili sull’unico altare della vittoria come meta e fine dell’impegno. No, non si tratta di idolatria della coerenza, ma di una questione di rispetto per le cose che si dice di pensare. Oggi, però, devo concludere che questo mio atteggiamento non è solo perdente, che non sarebbe il problema, è del tutto inutile.

Forse, ma lo dico esclusivamente come ipotesi di ragionamento, non sono l’unico a pensarlo, visto che un po’ in tutt’Italia a votare sono mancati almeno quattro cittadini su dieci. Però rimane il fatto che tutti i temi e i punti di riferimento che una volta innervavano il discorso politico e il dibattito pubblico non interessano più a nessuno, perché, alla fine, si può girare su sé stessi e ottenere il consenso e il supporto di quei medesimi cittadini a cui, fino a un’ora prima, s’era raccontata una storia diversa e contraria.

Se è così, capisco quanti da tempo han deciso di smettere di scegliere.

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