Socialisti che odiano i socialisti

En Marche!, il movimento fondato da Emmanuel Macron per sostenerlo nella sua scalata all’Eliseo e che di lui porta le iniziali, come dalle parti della borghesia che frequenta s’usa fare con le camicie, si avvia a essere il primo partito nell’assemblea legislativa di Francia. Al primo turno ha fatto il pieno e nulla lascia ipotizzare che il successo non possa essere ripetuto domenica prossima, quando ci saranno i ballottaggi nei vari collegi non ancora assegnati. Auguri.

C’è però un dato nel successo del partito-movimento del presidente francese che non torna. E non c’entra con i suoi risultati, quanto, più che altro, con le reazioni che essi hanno determinato. Al di là del servo encomio che sempre si tributa a chi vince, alcune affermazioni mi hanno davvero stupito. Una su tutte, quella del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che ha twittato: «Congratulazioni a Emmanuel Macron. Un risultato straordinario per il cambiamento della Francia e dell’Europa». Tutto bello, per carità. Ma Gentiloni non è del Pd? Non è nella famiglia del Pse? Di cosa si rallegra, della vittoria di Macron o della sparizione dalla scena politica del partito fratello di quello a cui appartiene lui, il partito socialista francese?

A me, a dirla tutta, delle sorti dei socialisti europei potrebbe anche interessare meno di nulla. Però, qualche buona maniera potrebbe pure ancora essere riservata fra parenti, non credete? Non dico di ritornare alle photo-opportunity in bianco vestiti come si usava qualche tempo fa, con sprezzo del ridicolo e sfida della scaramanzia, ma almeno di non festeggiare con imbarazzante entusiasmo la vittoria di colui che ha sconfitto i tuoi alleati.

Sempre che mai lo siano stati, s’intende.

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