Un congresso è affare di chi in un partito ci crede

«Mdp contesta Orlando: “Singolare che prenda le distanze da Renzi solo oggi”», chiede Alessandro Trocino per il Corriere della Sera in edicola ieri. «Credo che Bersani darà una mano a unire il centrosinistra. A tanti amici e compagni orfani di un partito diverso io dico: venite a votare il 30 aprile e aiutateci ad ancorare il Pd alla sua natura e missione», risponde Gianni Cuperlo. Ecco, questa, per quanto riesca a capirla inserita in una determinata ottica, proprio non la comprendo.

Perché fino a quando ho a che fare con la naïveté di un Emiliano che invoca a suo sostegno tutti quelli che ce l’hanno con i suoi rivali o con l’autoreferenzialità tipica di chi scambia un colpo di fortuna per bravura, come fa la Serracchiani che, al contrario, respinge tutti coloro che hanno il torto della critica, me ne faccio una ragione. Ma se è uno solitamente riflessivo e preciso a cedere a quelle riflessioni, un po’ mi cadono le braccia. Insomma, che significa quello che dice Cuperlo? I congressi e le primarie non sono per i tesserati o gli elettori di un partito? A che vale quell’appello a quelli che stanno fuori, soprattutto se è lui a farlo, non Renzi? Io rispetto gli strumenti che una forza politica si dà, anche quando non li condivido del tutto. Per questo non mi avvicinai gazebo nel 2007, all’epoca dell’elezione di Veltroni, o nel 2009, quando vinse Bersani, mentre partecipai nel 2013: perché nelle prime due occasioni non ero iscritto al Pd né l’avevo votato o avevo intenzione di sostenerlo, nell’ultima, invece, c’ero e prendevo posizione. Se mi fosse possibile farlo, chiederei a Cuperlo, di cui da sempre stimo la profondità di pensiero: perché mai dovrei intromettermi nelle decisioni di una comunità non facendone parte?

Di sicuro sono io in errore, e ci mancherebbe, però penso che un congresso, l’elezione di un segretario e dell’assemblea nazionale di un partito, sia appannaggio esclusivo di quanti in quello stesso partito credono, vogliono impegnarsi e pensano di votarlo. Gli altri non dovrebbero entrarci in quel processo. Possono commentare osservandolo, dare un giudizio o esprimere un’opinione, ovvio. Ma avvicinarsi a un gazebo e contribuire alla decisione effettiva mi sembra un’interferenza irrispettosa e una indebita invasione. Lo pensavo quando mi vedevo comparire ai seggi delle primarie-congresso gente che non c’entrava nulla col Pd, quando non immaginavo di andare a votarvi negli anni scorsi, e ancora adesso penso che quanto lì accada non è affar mio, perché in quel consesso non credo più.

E poi, davvero, la critica che il giornalista riportava dei bersaniani a Orlando non è tanto lontana da quello che penso, e cioè che si non può scoprire oggi una discontinuità che in pochi hanno visto prima e quando era il tempo di farla vedere. Così come non riesco a non vedere quello che denunciava lo stesso Cuperlo, vale a dire che Renzi ha strappato con un mondo e con una tradizione che doveva tentare di far sue e rappresentare. Quello che non capisco è dov’erano loro all’epoca, e dove saranno qualora fosse proprio Renzi a vincere di nuovo.

Perché Renzi è sempre lui, e stavolta non potranno fingere di non sapere chi sia.

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