Se dovesse essere ingovernabile, lo sarà per responsabilità degli eletti

A me il sistema elettorale che abbiamo, tutto sommato, non dispiace. Certo, avrei preferito che non ci fossero i capilista bloccati alla Camera, che le soglie di sbarramento fossero state più basse, soprattutto al Senato, e che fossero precluse le candidature multiple; ma insomma, come dicevo, tutto sommato non mi dispiace.

Però io sono proporzionalista, più volte l’ho detto. E l’obiezione che viene fatta a quelli che la pensano come me è, sostanzialmente: «così il Paese sarà ingovernabile». Ragionamento che sembra razionale, eppure nasconde un errore di fondo. Nessuno di noi sarà chiamato a eleggere un Governo, al di là della legge elettorale. E non dovendo eleggere quello, il tema della “governabilità” sarà affare degli eletti: voteremo per un Parlamento e lì si dovrà trovare una maggioranza per sostenere un Esecutivo. Lì, fra di loro, i parlamentari dovranno mettersi d’accordo. Se il Paese risulterà ingovernabile, nel senso che nessuna maggioranza a sostegno di un Governo dovesse essere trovata, lo sarà perché gli eletti, per scelta autonoma e indipendente, non arriveranno a una mediazione per loro stessi accettabile. In sintesi, lo sarà per loro esclusiva responsabilità.

Non c’è alcun vincolo di mandato da rispettare proprio per quello: perché i rappresentanti possano trovare la soluzione attraverso il consenso su di loro trasferito dai rappresentati con il voto. So che le semplificazioni demagogiche un tanto al chilo hanno ormai assunto l’aura di egemonia, ma le litanie sui governi eletti dal popolo, nel nostro ordinamento, sono semplicemente delle colossali stupidaggini.

Io voterò, se voterò, per eleggere dei deputati e dei senatori. Il resto starà a loro.

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