«Lo chiedano a Orfini»

Deve essere una specie di influenza, speriamo non grave e passeggera, ma è la seconda volta in tre giorni che mi trovo a parlare su questo spazio di Orfini. E non ce l’ho con lui, figuriamoci; è proprio che mi è capitato. Sabato, perché è presidente del Pd, e oggi, perché è stato dalemiano e da lì è partito per scalare i vertici del partito. Ma stavolta, nel discorso, lui c’entra solo come esempio, e non ha alcuna colpa diretta. Provo a ricapitolare, andando con ordine e raccontando i fatti che mi hanno portato a questo articolo.

Nel fine settimana, mi sono scambiato un po’ di messaggi con un amico che aveva letto l’altro post in cui parlavo di Orfini. «Sai», m’ha scritto, «pensavo anch’io a lui, ma relativamente alle mosse di D’Alema, Bersani & C., che sta ovviamente per company, giammai per compagni. Da quando si sono mossi», aggiungeva, «non pochi dirigenti ed ex tali a livello locale o più alto mi hanno spiegato che questa è la volta giusta, che adesso con loro possiamo dare la spallata a Renzi, che l’ora è propizia, come si sarebbe detto un tempo, e che quindi bisogna impegnarsi e dare una mano alla sinistra che vuole risollevare la testa. “Lo chiedano a Orfini”, mi son detto. A lui e ai tanti su cui, e per cui, hanno immaginato i loro progetti», concludendo scoraggiato, «i giovani che mutavano di accento e intonatura pur di far loro piacere, che ne imitavano le cravatte e le giacche, o le pettinatura e le scarpe, in ossequio alla parità di genere, che ne seguivano i ragionamenti pur non condividendoli o ritenendoli assolute castronerie, ma sempre con quell’aria seriosa di chi non aspettava nulla oltre quella luce per avviarsi sicuro nel cammino segnato».

Rancore? Forse, non lo escludo del tutto. Ma i fatti rimangono per quelli che sono. E noto ugualmente un attivismo importante da parte di dirigenti che furono dalemiani, o diessini, per dirla con categorie un po’ più grandi e generali, intorno alla rinfocolata speme di riprendersi «la ditta». Bene, signori, auguri. Ma io non ci sarò. Non ci sarà l’amico che mi scriveva quelle parole, né probabilmente i tanti che avete dimenticato, o semplicemente e superficialmente ignorato, sebbene non chiedessero assolutamente nulla, se non di aver la possibilità di dire la loro.

E magari, è proprio per quello che sono stati esclusi.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento