E prima dov’eravate?

«Renzi, specie negli ultimi mesi del suo governo, ha condotto una sorta di campagna elettorale permanente che aveva per l’appunto come obiettivo il referendum costituzionale. Scontri e sconti, è stata in qualche modo la sua parola d’ordine: scontri con l’Europa che voleva imporci il rigore di bilancio, sconti o comunque vantaggi economici a vaste categorie di elettori, dai neo diciottenni ai redditi più bassi. Quella strategia non ha pagato e l’apertura di credito che in molti — da Bruxelles a Berlino — avevano fatto al giovane premier si è adesso esaurita». Così Francesco Manacorda, con un articolo in bella mostra a partire dalla prima pagina de la Repubblica di ieri.

Io non so se quello che la Commissione europea chiede al Governo italiano sia giusto, se quei tre miliardi e mezzo di correzione siano davvero necessari per rispettare astrusi paramenti nel rapporto fra deficit e Pil, se davvero Gentiloni sarà costretto a smentire il suo predecessore e Padoan il se stesso di appena qualche mese fa: so che però, proprio dalle colonne di giornali come quello diretto da Mario Calabresi, ogni critica all’impianto, diciamo così, elettoralistico delle politiche economiche del governo Renzi e della sua maggioranza (sostanzialmente, entrambi i medesimi di oggi) veniva censurata come «pregiudiziale», stigmatizzata quale «demagogica», ridicolizzata per il presunto obiettivo «populista». Ecco, forse se quelle parole che ieri il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha affidato alla penna di Manacorda fossero state dette prima, se mesi fa (per non dire anni) quelle testate e quei commentatori avessero dismesso le loro ossessioni “governiste”, se contro il velo di conformismo che sempre ricopre il commento dei fatti in questo Paese (e che potrebbe essere l’anima che sorregge le critiche attuali e taciute all’epoca) si fossero trovate orecchie tese, nel dubbio, alle voci di chi provava a sollevarlo, magari non saremmo qui.

Sì, lo so, la storia non è fatta di “ma” e di “se”. Però io non voglio cambiare questa, semmai capire come possa succedere, troppo spesso, che chi non si pronunci contro i fatti e le loro motivazioni all’epoca in cui accadono e sono forti, lo faccia, puntualmente, dopo, col senno di poi di cui son piene le cronache nostrane.

Dite che sia proprio perché, al tempo, i fatti accadono e le motivazioni sono forti?

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