Del manicheismo inconcludente

Capita ormai tanto di frequente che uno nemmeno ci fa più caso. Però, a pensarci, non è del tutto ovvio quello che sta avvenendo e che connota fortemente il clima e il procedere di questa stagione politica, principalmente nel racconto che di essa e su di essa si viene sviluppando. Insomma, è come se fossimo entrati, senza prendere le necessarie precauzioni, in un età in cui l’unico metro per giudicare il pensiero del prossimo è consideralo rispetto alle possibili adesioni e coincidenze con la linea che si sostiene; una sorta di preoccupante manicheismo, in buona sostanza.

E così succede che si scriva un articolo e ci si imbatta in falangi di pentastellati risentiti e pronti a rimproverare un ipotetico dileggio del loro movimento dovuto a una mera, e non spiegata nell’accusa, ma fa niente, difesa dei privilegi della «casta», intesa come “democratica”, nel senso del partito. Successivamente, a poca distanza dal fatto, si incontrano a mezzo social coorti di renziani fuori tempo nelle motivazioni quanto rapidi e duri nel dare dell’«ossessionato da Renzi», ironizzando speculativamente, si fa per dire, su una presunta azione politica passata, attuale e futura al fianco di Grillo. Nella curiosa circostanza per cui ognuna delle accuse smentisce l’altra, entrambe si accomunano negli obiettivi e negli assunti: la critica radicale al dissenso rispetto alla linea proposta e indicata dai beniamini dei relativi autori.

Ora, io vorrei provare a parlare agli amici del Pd o del M5S che da quelle posizioni muovono e su quelle rimangono, con l’identica stima che riservano alle mie parole, e far sommessamente notare che non esistono solo loro e le rispettive due concorrenti e complementari Weltanschauung. Di conseguenza, non è affatto detto che chi non stia con gli uni debba per forza sostenere gli altri. Ma appunto, vorrei. Nei fatti, so che sarebbe tempo perso.

Quindi, fate un po’ come vi pare.

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