Ma se «basta un sì», perché insultare?

Loro sono quelli che stanno dalla parte del potere, dato che il Governo è con loro, Confindustria è con loro, la Commissione europea è con loro e pure Obama non ha fatto mancare il suo appoggio. Loro sono quelli che voglio il cambiamento, e sono anche giovani e belli, come sempre gli eroi, cantava Guccini. Loro sono quelli del fare e non del filosofare, come fanno i professoroni gufi e rosiconi. Ma allora, perché insultano con un linguaggio da trivio che fatichereste a trovare sulle banchine del più malfamato dei porti?

L’ascaro de l’Unità renzizzata ieri l’altro denunciava sul giornale che fu diretto da nobili firme della sinistra, prima di finire in mano a satiri stanchi e stancanti giornalisti, il «cambio di casacca» di Bersani, imputandolo al fatto che i sondaggi siano «prevalentemente favorevoli al “no” e l’occasione di far fuori Renzi e il governo non è più una possibilità remota». E già qui ci sarebbe da rimanere allibiti per la sproporzione dei toni, visto che, per «stare al merito delle questioni», come piace a dire a quelli per cui «basta un sì» e tutto passa, come un tempo nelle reclame degli analgesici, non è sul Governo che si vota. Ma poi è su Twitter che il prode campione del renzismo spiega meglio il concetto che ha dell’ex segretario del Pd: «Un uomo squallido, privo di princìpi, intimamente vigliacco». E questo è quello che pensano dei compagni di partito, figuriamoci quale opinione hanno degli avversari (per non dire “dei nemici”).

Ora, voi direte che per uno come Rondolino può valer l’invito di Virgilio a Dante sugli ignavi. E in fondo è così, o meglio, sarebbe così in un mondo normale. Ma quella che stiamo vivendo è la stagione in cui uno della sua levatura culturale e grazia nell’eloquio scrive sulle pagine per decenni riferimento di un’intera parte politica, quotidianamente e con un buon risalto. Quindi, o tempora, o mores!, pure di lui ci tocca parlare, come anche dalle zanzare ci è penoso il difenderci d’estate.

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