Parlate della campagna elettorale che farete insieme?

Dopo non ne parlo più, promesso. Però, quando ho sentito ieri al Tg1 la posizione di Sel sull’abolizione di Tasi e Imu, definita una “operazione elettorale”, un po’ da sorridere mi è venuto. E non tanto per il merito dell’obiezione, che sarei anche portato a condividere, ma sulle conseguenze che da quella valutazione derivano.

Insomma, dico, si accusa indirettamente Renzi di “comprare” voti con manovre politiche, e poi quei voti ci si appresta direttamente a darglieli, alleandosi con lui e sostenendo i suoi candidati sindaci o quelli comunemente scelti? Quindi, se poi tale consenso arrivasse a una coalizione di centro sinistra, a Milano o a Napoli, a Roma o a Torino, a Cagliari o a Bologna, in cui Sel fosse presente o della quale esprimesse addirittura il candidato sindaco, sarebbe da rispedire al mittente? O diventerebbe buono perché ci sarebbero loro a garantirne la purezza scevra da influenze tributarie e benevolenze fiscali elargite a titolo propagandistico? Così, per capirsi.

Il rischio dello scivolamento verso un atteggiamento farisaico (per usare un registro simpatico al leader di quella formazione) è forte. E non può essere archiviato con espressioni tipo “qualunque sovrapposizione della dimensione nazionale alle vicende territoriali è un vicolo cieco”. Semplicemente perché quella sovrapposizione è proprio ciò che quelle parole, “operazione elettorale”, fanno. Se non è per porre fortemente in relazione i livelli nazionale e locale, perché dire che una manovra del Governo è finalizzata all’ottenimento del consenso, visto che le uniche e prossime elezioni in vista sono precisamente quelle amministrative?

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