Qualunquisti di governo

Il racconto dominante nel tempo presente vuole il qualunquismo come quel vento che spiega come destra e sinistra siano uguali e che l’unica distinzione reale sia fra quelli che hanno il potere e “la gente”. Una semplificazione, è chiaro, che spesso è agitata da chi si pone a guardia di quel potere per blandire la stessa gente a cui dice di rivolgersi, distogliendo lo sguardo di essa dai reali problemi per convogliarla su falsi nemici: i migranti, i rom, l’internazionale del complotto giudo-pluto-massonico.

Ma questo è solamente un aspetto di quella semplificazione. L’altro, che da lo stesso è retto, è il “qualunquismo di governo”, la demagogia delle élite, il populismo di quelli che comandano. Le tracce di tale aspetto le ritroviamo non di rado nella narrazione che il potere, che sarebbe pro tempore, fa di sé, presentandosi quale ineluttabile soluzione per le questioni che hanno fine esclusivamente con le mai meglio specificate “riforme” e con le decisioni presentate in una veste asetticamente “tecnica”, quasi che non avessero connotazione politica di parte. Insomma, il “non ci sono alternative”, che in sostanza è la traduzione governista dell’assunto per cui, appunto, “destra e sinistra pari sono”, sostenuto da quel “concretismo” che altro non è se non l’atteggiamento di quanti affermano che “si fanno le cose che si possono fare, nei modi e nei tempi in cui è dato si facciano”, purché siano loro a farle, ovviamente.

Quando viene ripetuta la minaccia per cui, se cadessero “gli ineluttabili” (categoria chiaramente in contrapposizione con i concetti di democrazia e alternanza), andrebbero al potere “i qualunquisti”, si enuncia in sostanza un paradosso: quelli, lì, già ci sono. È che gli piace farsi chiamare con altri nomi, ma in fin dei conti non differiscono sostanzialmente da quanti dicono di avversare.

Dopotutto, vuoi mettere l’eleganza di dirsi “riformisti”.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

1 risposta a Qualunquisti di governo

  1. giuseppe scrive:

    Caro Rocco,
    mi piacerebbe poter fare un esperimento. La Segreteria nazionale del PD dichiara che possono essere iscritti al partito solo coloro che almeno una volta al mese , impiegano mezza giornata ,la domenica o il sabato, a fare attività per il partito come fare volantinaggio , distribuire l’Unità e simili. Quanti iscritti resterebbero nel PD ? Dico questo perchè il consenso del Pd sta anche nel fatto che quel partito non chiede niente nemmeno all’iscritto ; poi, uno , avendo aderito , si sente a posto non tanto con la propria coscienza (…bello sforzo !!…) ,ma soprattutto nella considerazione sociale : innanzitutto è un partito numeroso, poi ha illustre tradizioni, poi, si sa, la cultura è sempre stata a sinistra: insomma è bello girare tra la gente e sentirsi “riformisti” e “progressisti”: ti inorgoglisce anche se non fai niente; magari saresti tentato di mettere queste “qualifiche” nel biglietto da visita.

Lascia un commento