Il ricatto

“Ora, delle due l’una. O questo provvedimento è una sciagura, come dice chi protesta, oppure, come pensiamo noi, può essere migliorato ma è il primo provvedimento dopo decenni che mette soldi sulla scuola e restituisce continuità educativa ai nostri ragazzi. Discutiamo, facciamo modifiche, ma poi votiamo. Altrimenti saltano gli investimenti”. E ancora: “Oggi qualcuno parla di ricatto, ma la verità è molto semplice: puoi assumere solo e soltanto se cambi il modello organizzativo. Dare più professori alle scuole impone l’autonomia degli istituti e una diversa organizzazione. Altrimenti la scuola diventa ammortizzatore sociale per i precari e non servizio educativo per i nostri ragazzi e le famiglie”. Così Renzi sul suo profilo Facebook.

Dalle parole del presidente del Consiglio emerge che la sua visione del provvedimento sulla riforma della scuola è un sostanziale “prendere o lasciare”. Dice infatti: o prendete tutta la riforma, o lasciamo anche le immissioni in ruolo dei precari. E perché? Perché si possono assumere, spiega, solo se si cambia la scuola. E chi l’ha detto? Lui, ovvio; altrimenti ne fai un ammortizzatore sociale. Nel senso che tutte le immissioni in ruolo che fino a oggi ci sono state, sono state semplicemente misure di carattere sociale? Cioè, non sono docenti ma assistiti? Ammortizzati?

Perché davvero non capisco la logica del post scritto dal segretario del Pd: io critico il preside-manager, la valutazione dei docenti “un tanto al chilo”, le detrazioni per chi iscrive i figli alle scuole paritarie, che c’entrano le assunzioni? Quello è personale della scuola che da anni lavora, coprendo esigenze strutturali con contratti a tempo. È anche per questo che la Corte di giustizia europea ha censurato l’operato del Miur, chiedendo la regolarizzazione di 150 mila precari, pena il pagamento di cospicui risarcimenti individuali; come dire, ce lo chiede l’Europa.

Che c’entra #labuonascuola con questo? Ogni anno, da tempo, il ministero fissa una certa quota di personale da assumere a tempo indeterminato, in base ai posti in “organico di diritto”, quelli che, secondo i provveditorati, servono strutturalmente a far funzionare la scuola ma sono “vacanti”, non hanno titolare, e disponibili per le immissioni in ruolo. Sempre i provveditorati,  poi, oltre a decidere  quali sono quei posti vacanti che dovranno essere considerati “di diritto”, definiscono anche i posti in organico “di fatto”, vale a dire su cattedre momentaneamente scoperte e che si suppone un titolare ce l’abbiano, ma sia assente per un intero anno, e perciò vengono coperti con incarichi a tempo determinato, salvo poi scoprire nelle aule dei tribunali, come spesso è successo negli ultimi anni grazie all’azione dei ricorrenti con più di 36 mesi di servizio, che non tutte queste cattedre sono realmente vacanti temporaneamente, quindi in organico “di fatto”,  ma sono rese tali nei provveditorati, quando sarebbero invece posti “di diritto” e liberi per immissioni in ruolo.

Insomma, si stabilisce che alcuni docenti  debbano essere supplenti “a tempo” per un intero anno,  mentre, nei fatti, non “suppliscono” all’assenza di nessuno, perché stanno lavorando su una cattedra senza titolare. Come mai? Misteri della fede, o del bilancio, visto che le ragioni sono tutte e solamente economiche.

Quindi, ricapitolando, le cose adesso stanno come sono state finora, e lo sa pure il Governo, visto che nell’ultima versione proposta dai relatori della riforma, le nuove procedure come gli ambiti territoriali e la facoltà di nomina dei dirigenti scolastici, sarebbero rinviate all’anno scolastico 2016-17, e quindi, anche approvandola subito, le assunzioni con cui Renzi minaccia la sua minoranza, si farebbero come si sono sempre fatte. Il ministero deve decidere, o meglio, avrebbe già dovuto decidere, qual è il contingente degli immessi in ruolo per l’anno scolastico alle porte. È un numero che spetta al Miur: uno, nessuno o centomila, è solo una valutazione sua, una decisione politica.

Due ultime valutazioni. Uno: quasi tutti quelli che dovrebbero essere assunti fra i 100 mila, a settembre saranno chiamati a far da supplenti, perché non è che sono persone che stanno a casa e vanno inserite nel mondo della scuola in quanto, e solo per quello, bisogna riformare il settore; lì ci sono già, e ci resteranno, solamente che lo faranno, ancora, da precari. Due: i tempi, tra l’altro, sono uno dei motivi per cui si chiedeva e si chiede il decreto con lo stralcio delle immissioni in ruolo; quand’anche il disegno di legge si approvasse così com’è, senza discutere, si riuscirebbero a fare le assunzioni prima di settembre?

Il Governo e la maggioranza facciano come credono di dover fare (quelle assunzioni che non faranno, gli aventi diritto le cercheranno tribunale per tribunale, in applicazione del pronunciamento dei giudici del Lussemburgo; in questo, Renzi stia sereno), ma non usino i destini di centomila precari come ostaggi per le proprie ripicche sul piano politico e parlamentare.

La riforma della scuola di cui qualche slide governativa vagheggia ancora non c’è; dire che se il Senato non approva quanto già votato alla Camera anche le assunzioni vanno a remengo è un ricatto, puro e semplice.

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