Non sono dissidenti qualsiasi

All’inizio si sostituiscono quelli che danno più fastidio, e i molti non dicono nulla, quasi sollevati. Dopo vengono i più ostinati, e anche qui silenzio, che imparino questi presuntuosi. Poi i più deboli, e cominciano i dubbi, però ancora lo si accetta, per comodità o “fedeltà al ditta”. E così, quando si viene sostituiti in prima persona, o capita a quelli che sono più vicini, si scopre che non è rimasto nessuno a protestare. La tentazione di giocare impunemente sulle parole tragiche di Martin Niemöller, soprattutto in questo caso di tranquilla farsa, è forte, lo ammetto.

Eppure, cosa dire di diverso a quanti, leggendo la notizia della sostituzione, o meglio, della “revoca a tempo”, se non addirittura “a norma”, di dieci deputati del Pd dalla Commissione affari costituzionali della Camera, si dicono stupiti ed esterrefatti, dopo che nulla avevano detto quando a essere sostituito fu il dissidente Corradino Mineo al Senato?

Ora reagiscono perché, come m’ha spiegato un amico, quelli che vengono destituiti “non sono dissidenti qualsiasi”. Qui l’allettamento a spanciarsi dalle risate è grande, soprattutto pensando alle giustificazioni orwelliane sulla diversa uguaglianza di quelli che dissentono adesso, e la lusinga della birra e delle noccioline quale simbolo di totale disinteresse per le sorti di chi, comunque e probabilmente, se venisse posta la fiducia la voterebbe, oppure, e al massimo, uscirebbe dall’aula lasciando il suo banco nel momento del voto per non lasciare il suo seggio al tempo delle elezioni, è vigorosa. Detto questo, c’è del vero in quella dissomiglianza.

A subire oggi il repulisti della giuliva maggioranza trionfante del Nazareno sono infatti ex candidati alla segreteria del partito come Gianni Cuperlo, simboli storici di alcune delle tradizioni culturali che han dato vita a quello stesso soggetto politico come Rosy Bindi, e anche Pier Luigi Bersani, che non è un nome come un altro, e al quale non si può applicare la facile, e sempre usata, identificazione narrativa nel “solito bastian contrario”. Non lo è non per la sua storia, il prestigio o una presunta nobiltà di azione, ma semplicemente perché, nella sostanza se non nella forma, è lui quello che è stato il più votato in Italia e dagli elettori del centro sinistra nelle ultime consultazioni politiche.

Per comodità si può pure dimenticarlo, però quelli che hanno scelto col loro voto la coalizione “Italia Bene Comune”, lo hanno fatto (anche) perché volevano un governo guidato da Bersani. E non sto parlando delle primarie del 2012 (che pure lì ci sarebbe da dire, visto che, facendole, il Pd e i suoi alleati si erano impegnati a dire che, se fosse toccato a loro, non avrebbero scelto altri che Bersani per guidare l’Esecutivo; invece, siamo al secondo governo in due anni guidato da un democratico, e nessuno dei due è lui). Sto parlando delle elezioni, quelle vere.

In questa circostanza, siamo oltre la mistificazione di Berlusconi, quando diceva ai suoi che lui e solo lui aveva preso i voti, o di Grillo, che decide per conto dei suoi parlamentari, poggiandosi sulla volontà imperscrutabile della rete. Renzi ha preso dei voti in un contesto e con un mandato diverso (in un caso, che è poi quello fondante dei nuovi equilibri, anche con una differente certificazione dell’elettorato, visto che era un Congresso, con aventi titolo a votare diversificati rispetto alle consultazioni normali) e li fa pesare contro Bersani in quello in cui proprio questi li aveva ricevuti: una sorta di Umwertung aller Werte in salsa toscana, probabilmente.

Come coreografia a quanto avviene sulla scena della rappresentazione, si muove il ricordo delle prefiche affrante per la fine della democrazia parlamentare che maledivano il comico divenuto politico quando parlava di soppressione dell’indipendenza da mandato, mentre lo sguardo si posa ora sulle stesse fattesi erinni per vendicare l’onore del nuovo capo, inneggiando alla cacciata del vecchio, reo di ricordarne le passate posizioni e idee.

Se fosse tragedia, chiederei conto delle ragioni di quelli che furono bersaniani ieri e cuperliani mezz’ora fa, ma siccome cantiamo sui toni del farsesco, grazie a dio la loro opinione m’interessa meno della ricerca del giusto abbinamento della birra sulle noccioline a cui accennavo.

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