Se non altro, ora è tutto più chiaro

“Io non so se chiamarla scissione. So che adesso tutti quelli che si oppongono al segretario hanno capito che i margini della trattativa sono nulli. […] Lentamente si vede che una parte dei nostri elettori non ci segue più. […] Per loro la scissione è già cominciata. Hanno capito prima di noi parlamentari che non si può dialogare con Renzi”. È la lettura dell’ultima direzione Pd che Pippo Civati affida a Goffredo De Marchis, su la Repubblica. Ma anche oppositori meno critici dell’ex candidato all’ultimo congresso sono altrettanto pessimisti sul futuro di quella che fu la Ditta. Alfredo D’Attorre: “Non c’è più il Pd che abbiamo costruito . Di conseguenza non c’è più la Ditta. Renzi non ha nemmeno replicato al dibattito in direzione. Significa che ha già deciso ed è tutto finto, roba buona solo per lo show in streaming”.

Già, credo che i due parlamentari del Pd, entrambi, colgano il senso del momento che molti stanno vivendo nell’attuale fase politica del partito. Il soggetto politico di prima non c’è più, e molti, considerando la situazione e non riconoscendosi, semplicemente, se ne allontanano. Inoltre, Renzi vince, pare non avere alternative e chiude alla possibilità di dibattito: così, rende del tutto inutile il rimanere. Se comunque è condannato a vincere, a che serve aiutarlo? E se gli altri, all’interno di quello schema, sono destinati a perdere, a che serve restare?

La logica della fine della storia che conduce all’ineluttabilità della democrazia decidente (Fukuyama, appunto, definiva quella statunitense come una democrazia “del blocco” e “del veto”, e solo per il non allineamento, possibile e potenziale, del Parlamento alla Presidenza), porta anche all’inutilità del provare a rimanere nello schema definito e maggioritario.

Ecco perché aumenta l’astensione e il disimpegno, ed ecco perché questo e quella aumenteranno ancora. Coloro a cui va bene il modello così com’è, proprio perché obbligato, non troveranno ragioni per dare una mano alla sua difesa e conservazione. All’orizzonte, per il sistema, non si scorgono pericoli reali, dato che quelli che ad esso si oppongono, indipendentemente dalla parte e dalle motivazioni da cui lo fanno, vengono accomunati e catalogati come “soprammobili da talk show”.

Quanti in questo impianto e nelle finalità che persegue non si riconoscono, dinanzi a quella stessa fatale e definitiva forma di organizzazione a cui non c’è possibilità di alternativa, non trovano ragioni per restare, e per questo, capendo che non c’è più spazio per dar senso al dialogo e vedendo che quello che c’era prima è ora un’altra cosa, vanno via e cercano altro.

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