Se il mellone è uscito bianco…

“Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato che il Governo non ha modificato la norma sui licenziamenti collettivi nonostante la richiesta contenuta nei pareri convergenti delle Commissioni lavoro di Camera e Senato. Siamo di fronte a una scelta politica sbagliata e non rispettosa del dibattito parlamentare”. Sono parole del presidente della Commissione lavoro della Camera.

Ma caro Cesare Damiano, è il Parlamento stesso a non aver rispetto del proprio dibattito, perciò lo annulla di continuo nel voto di fiducia, addirittura sulla fiducia, come nel caso della delega in bianco al Governo per la riforma del lavoro. E quest’ultimo, così delegato, fa tutto quello che vuole, tanto sa che non incontrerà alcuna resistenza da parte dei parlamentari che lo appoggiano. Ed è per questo che in molti, in ogni voto di fiducia, vedono un indebolimento della funzione di rappresentanza e la cessione del potere legislativo che gli elettori hanno conferito a deputati e senatori. Eppure, voi continuate a farlo, e i risultati non possono che essere questi.

Sul Jobs Act avviene oggi quello che solamente può avvenire: il potere esecutivo, investito anche di quello legislativo per abdicazione volontaria dei legittimi titolari, decide a prescindere dal parere delle Commissioni parlamentari, perché a quello è stato, e continuamente è, autorizzato. Tagliole, ghigliottine, canguri, decreti legge, leggi delega, voti di fiducia, sono tutti aspetti di uno stesso processo: quello che conduce a una sempre minore importanza della rappresentatività, che si immola sull’altare della governabilità (in una logica governista, azzarderei in una visione “governamentale”, se per l’attuale sinistra Foucault non rischiasse di apparire una citazione eccessivamente radicale).

Insomma, se fosse per ridere, parafraserei una vecchia canzone partenopea, canticchiando: “Mo te veco afflitto e stanco:/ Sù, coraggio… gué Damia’!/ Se il mellone è uscito bianco,/ tu cu chi ta vuo’ piglia’?!”. Ma siccome è sul serio, ad altro non so pensare che a come evitare, al prossimo giro, d’essere complice di una tale cessione indiretta della mia rappresentanza, espressa in un voto per il Parlamento e non per un Governo.

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