Non ci devono essere alternative

Ricordate il filone culturale dominante che ha caratterizzato gli ultimi anni di questo Paese, quello che spiegava continuamente come non ci fossero alternative? Sì? Bene: scordatevelo. Il prossimo, più definito e meglio marcato, spiegherà che queste, le alternative, intendo, proprio non possono, non devono esserci; per dpR, credo. E non provate nemmeno a nominarle, perché “è solo tempo – e inchiostro – che si sottrae all’esame dei problemi reali”.

Cos’altro ha voluto dire se non questo, se non esporre una certificazione dell’ineluttabilità della condizione attuale e presente, il capo dello Stato nel suo discorso alla cerimonia per lo scambio degli auguri con i rappresentanti delle istituzioni? Cosa se non questo significa il suo accorato “non si attenti in qualsiasi modo alla continuità di questo nuovo corso” riferito alle politiche messe in campo dal Governo nella sua azione di riforma? Cosa se non questo è da intendere nel richiamo a non “adoperarsi per tornare indietro rispetto alla oramai sancita trasformazione del Senato” (sancita?) diretto alle forze politiche, o l’invito a uno “sforzo convergente di dialogo” (sottolineo, convergente) rivolto ai sindacati?

Quindi, facciamocene una ragione: questo è, e così deve essere. Immaginare altre strade, cercare di praticarle, attraverso la coltivazione di progetti elettorali differenti dallo schema dato (che poi sarebbe il senso della democrazia), o immaginando addirittura dissensi e scissioni per perseguirle (ma non è su una scissione in dissenso che si regge il Governo?), “è solo un confuso, nervoso agitarsi che torna ad evocare, in quanti seguono le vicende dell’Italia, lo spettro dell’instabilità”.

Tutto perfetto dunque, tutto stabilito una volta e per sempre quindi. Mi rimane un solo tarlo, però. Dicendo quelle cose a sostegno dell’azione dell’Esecutivo, delle sue scelte e delle decisioni politiche da questo assunte, Napolitano effettua una scelta di campo, e prima ancora di decidere sulle sue dimissioni, abdica rispetto a una parte dei compiti che gli assegna l’articolo 87 della Costituzione: quello di rappresentare “l’unità nazionale”.

Unità che non può essere solamente quella territoriale o delle istituzioni, ma pure (azzarderei, soprattutto) quella fra chi l’una e l’altra anima e vive. Se la visione partigiana (ché, per quanto maggioritaria, una maggioranza è sempre parziale) incarnata dal governo Renzi è l’unica possibile, e anche la sola legittima e legittimante sostenibile, mentre le altre determinerebbero, come detto, l’instabilità, “e il danno può essere grave”, chi in questa non si riconosce, ma anzi l’avversa e le si oppone con tutte le sue potenzialità (anche a rischio di sprecare “inchiostro” o bit), è ancora rappresentato da Napolitano? Come si pone il presidente della Repubblica nei confronti di chi si organizza per far finire il prima possibile tale esperienza politica, sostituirla e determinare un altro governo del Paese, con differenti e opposti orizzonti, ambizioni e aspettative? Qual è il suo rapporto con quanti, democraticamente ma con tutta la fermezza necessaria e la forza di cui dispongono (seppure a tutt’oggi, per la tranquillità sua e dei governanti, con scarsi o nulli risultati), avversano o combattono le scelte assunte da quell’Esecutivo? È anche il presidente delle minoranze, nel senso che si fa carico della loro rappresentanza e della legittimità della relative posizioni di dissenso e netta opposizione a ciò che egli ritiene essere la “oramai sancita” opera di trasformazione condotta dalla maggioranza?

Ho dei dubbi. Napolitano, e da tempo, ha deciso il versante in cui schierarsi. Non è il mio, e ne prendo atto, ma nemmeno mi stupisce. Egli rappresenta, in un certo qual senso, lui è lo Stato-istituzione: idealizzato, reso fine ultimo e scopo assoluto della politica, quasi idolatrato. Solo che, per quelli della mia razza, da sempre e ancora, “lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall’altra parte”.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento