Gli aruspici e la Sibilla Cumana

Secondo Confindustria, la ripresa ci sarà nel 2015, “però, con qualche malattia”, come Nennillo, obbligato a inserirlo nella nota della salute, augurava a Zi’ Pasqualino, in Natale in casa Cupiello. Le stime rispetto alla fine dell’anno, infatti, vengono tagliate nell’ultimo report del centro studi di Viale dell’Astronomia rispetto a quelli indicati nei precedenti, e il 2014 dovrebbe chiudersi, di nuovo, col segno meno davanti all’indicatore del Pil.

La contrazione della ricchezza pro-capite misurata dal 2007 è pari al 12,3 per cento, vale a dire circa 3.700 euro a testa. Il tasso di disoccupazione, poi, non lascia tranquilli, se si considera che dovrebbe raggiungere, nella media del prossimo anno, il 12,9%, per scendere al 12,6, appena uno 0,1 meno di adesso, solamente nel 2016. C’è da dire che i disoccupati oggi, calcolando anche il ricorso intensivo alla Cig, sarebbero in realtà al 14,2%, con circa 8,6 milioni di senza lavoro. Nonostante ciò, i ricercatori che hanno confezionato il rapporto per l’unione degli industriali, vedono una probabile ripresa nei prossimi mesi per gli effetti del calo del prezzo del petrolio, considerando la fiducia per le riforme del Governo, nel colore delle frattaglie sui banchi delle macellerie periferiche.

Sì, perché a me sembrano tanti aruspici persi tra la necessità di dover prevedere un futuro radioso, senza la cui speranza il capitalismo difficilmente vive, e pratici geometri che, misurando la terra, non possono fare a meno di definirne il perimetro per quelle che è. Alla fine, i resoconti che vengono fuori, costretti a parlare come sono di un avvenire su cui non hanno alcuna idea, tirano fuori profezie da Sibilla Cumana: ibis redibis non morieris in bello.

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