Che tristezza, Matteo

“S’avanza una nuova destra, ed è un elemento che dovrebbe farci riflettere. Fuori di noi non ci sono le magnifiche sorti e progressive dell’avvenire, c’è Salvini che riesce a estasiare la Le Pen. C’è una Lega che gioca la carta della preoccupazione sull’immigrazione in modo spregiudicato. Questa nuova destra non deve essere sottovalutata e deve essere guardata dritta negli occhi, senza paura”.

Questo, più o meno, il senso dell’intervento di Renzi alla direzione del Pd di lunedì sera, a proposito degli ultimi risultati elettorali regionali: ragazzi, stiamo uniti che là fuori è un brutto mondo. Matteo, che fai? Cerchi compattezza evocando la paura? Tu, il profeta della speranza contro il cupio dissolvi dei gufi e dei rosiconi? Che fine ha fatto il messaggio del futuro radioso? Quale sorte ha avvolto il racconto di un mondo migliore? Ora chiedi di stare con te non perché ci sia una visione del mondo da realizzare, ma perché, altrimenti, c’è Salvini, la Lega e i suoi alleati d’Oltralpe? Che tristezza.

E poi, dovresti saperlo che è un messaggio perdente, tu, vincitore predestinato e indiscusso. Ricordi il tuo amico Walter, Veltroni, sì, e quell’appello al voto a lui per non far vincere “il principale esponente dello schieramento avverso”? E rammenti anche come è andata a finire, vero? Quelle elezioni servirono a fare il vuoto a sinistra in Parlamento, certo, ma a meno che non fosse Bertinotti e non Berlusconi quel “principale esponente”, non centrarono proprio l’obiettivo, diciamo.

Non hai bisogno di evocare spettri e mostri, ti basta l’azione efficace e concreta del tuo governo del fare, giovane e dinamico: che altro serve se non quello? Hai fatto una riforma al mese, come promesso, hai cambiato l’Italia, alla faccia dei frenatori, hai rottamato gli avversari e asfaltato i dissidenti, quelli esterni, certo, ma soprattutto quelli interni, per realizzare la tua svolta, anzi #laSvoltabuona: come può impensierirti Salvini?

I sondaggi lo danno in crescita, certo, ma come hai spiegato più volte, guidato da te, “il Pd si conferma stabilmente oltre il quaranta per cento”, perché preoccuparsi di chi, a stento, può arrivare al 10, massimo al 15? D’altronde, non vorrai mica pensare che il tuo partito della Nazione sia pure l’unico: un’opposizione dovrà pure sempre averla, non credi? Se è quella improponibile di Salvini, fra di noi possiamo dircelo, per te è anche meglio: l’ipotesi che lui possa davvero vincere le elezioni, fa così tanta paura a tutti che, realmente, non può spaventare nessuno.

Non ti servono questi giochetti per tentare di unificare tutto sotto il tuo scettro: quelli che subiscono la fascinazione del comando e del potere, sono già dietro di esso; gli altri, semplicemente, come hai notato tu dopo il voto in Emilia e Calabria, si fermano a percentuali da prefisso telefonico o poco più, oppure si astengono, ma questo, si sa, “è un problema secondario”.

Narraci le tue di “magnifiche sorti e progressive”, ma non usare le malinconiche e trite immagini di cavalli leghisti abbeverantisi in San Pietro: tu eri il messia del domani, non ripercorrere i manifesti di ieri per spiegare, o nascondere, le difficoltà nell’oggi.

Inoltre, proprio non puoi chiedere quello: tu vuoi fedeltà, non fiducia. A quelli che non sono capaci o non vogliono concedertela, non dai altra scelta che andarsene e lasciarti al tuo destino, che ora è vittorioso come in seguito potrebbe non esserlo. Tu giochi da solo, ammetti pubblico e tifosi, ma non vuoi collaborazione critica o partecipazione autonoma. Nel tuo mondo non c’è spazio per il dissenso o per la pratica individuale del pensiero applicato alla politica.

E molti non vogliono darti disturbo o dispiacere, tutto qui.

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