Il rispetto prima di tutto

“Occorre avere più rispetto per il lavoro che il Parlamento fa”, dice il ministro del lavoro Giuliano Poletti in un’intervista su la Repubblica di ieri, a proposito delle critiche al Jobs Act portate dal leader della Fiom Maurizio Landini.

Già, il rispetto. Certo, è fondamentale averne per il lavoro delle Camere, ecco perché alcuni, come chi scrive, si lamentano continuamente del ricorso alla fiducia quale prassi del Governo di cui Poletti è ministro. Ora, però, il rapporto tra Esecutivo e Parlamento è più o meno improntato alle logiche dello “zitto e vota”, tanto da far dire a un politico di lunga frequentazione, anche familiare, di quelle aule che se queste chiudessero per sei mesi, “nessuno se ne accorgerebbe”.

Perché ha ragione il ministro, il rispetto viene prima di tutto. E però, se di quel rispetto si abusa o lo si dimentica, poi non lo si può invocare. E proprio per il rispetto dell’alto ruolo di rappresentanza che il Parlamento ha che molti, come chi scrive, trovano inconcepibile che lo stesso sia stato eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Consulta, e questa situazione sembra scivolare nella totale indifferenza, tanto che quegli stessi parlamentari facciano precedere il cambiamento della Carta, a quello della composizione della rappresentanza in quei banchi, con un ritorno alle urne che ristabilirebbe quel rapporto di rispetto, appunto, reciproco fra eletti ed elettori.

Ah, quasi dimenticavo: ministro Poletti, quando accenna alla necessità di tenere in considerazione il lavoro che il Parlamento fa, pensa anche alla, direi offensiva, pratica di imporre la questione di fiducia su una legge delega dai contorni non precisamente definiti, come proprio nella sua materia e proprio sulla riforma del mercato del lavoro è avvenuto?

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