Se il potere sferra manganellate, io sto con chi le prende

Ma sì, tanto in ospedale ci sono finiti pochi sindacalisti, probabilmente eletti con tessere false, e operai a cui han pagato il pullman per andare a Roma, ben gli sta, giusto Pina Picierno? E poi, questi lavoratori ostinati a mettere le tute blu, manco fossero gettoni nell’iPhone, devono smettere di criticare, gufare, rosicare, nonostante gli 80 euro e il 41 per cento, vero Matteo Renzi? Alla fine, la maggioranza silenziosa dovrà pure dar ragione a chi dice che è tempo di limitarlo questo diritto di sciopero, visto tutto il rumore che fanno in centro questi quattro straccioni, non è così Davide Serra?

Già, questo è il Governo e tali i suoi amici e sostenitori. Mentre i manganelli si fiondano, sfondandole, sulle teste di uomini reali, e i capelli e i visi di quelli che continuano a voler essere visti, non capendo che ci vogliono gli hashtag giusti per esser notati, si riempiono di sangue, europarlamentari di rara inconsistenza sfoggiano la loro tronfia vacuità con la tracotante baldanza insegnata dal capo branco più cool del momento.

Mettiamola così: se questo è il modo della maggioranza e del partito più importante che la forma e regge, e che ho votato, di stare dalla parte degli operai che cercano di difendere il proprio posto di lavoro, se il potere carica e randella quanti provano a difendere il poco che hanno, io sto dalla parte di chi quelle manganellate le prende. Scissione è una roba buona per riempire i titoli dei giornali; qua la mia parte è cacciata fuori a colpi di bastone, volete anche che dica grazie?

In tempi diversi e altri governi con all’Interno Alfano, ne avremmo chiesto, urlando, le dimissioni; oggi, subito, adesso. Ora, invece, che cosa facciamo? E cosa volete che facciamo, o meglio, cosa volete che faccia il Pd nelle istituzioni? Nulla, perché potrebbe cadere il Governo.

E io, io che farò? Perché quelle bastonate le abbiamo prese tutti coloro che la pensano come gli operai dell’acciaieria ternana, quanti credono che quello del lavoro si chiama diritto perché sottintende che lì, in fondo e alla fine, che è anche il principio, c’è un esser umano, un valore non mercificabile, non indennizzabile alla stregua di una qualsiasi altra clausola contrattuale.

Ma prim’ancora, abbiamo preso le cariche e gli attacchi alla nostra cultura, alle nostre idee, e sì, anche alla nostra ideologia. Non passa giorno che la nuova élite al comando del partito che abbiamo votato, e al quale molti di noi sono iscritti, non insulti un pezzo del nostro essere, con colpi di randello verbali, che in quella piazza sono diventati effettivi e materiali.

La domanda fondamentale non attiene il posizionamento, il correntismo, le prossime elezioni; queste e quelli possiamo lasciarli agli addetti ai lavori, e agli interessati in prima persona alle posizioni e ai seggi. Qui la questione è un’altra: per quanto ancora si può votare e stare in un partito il cui leader e la cui classe dirigente, continuamente, ti spiegano che tu, il tuo modo di pensare, la tua visione politica e del mondo, siete il problema del Paese, il male della collettività, il freno alle mirabili sorti e progressive che, altrimenti, si aprirebbero grazie al loro lavoro, alla loro concretezza, alla loro meritocratica organizzazione della futura società? Ecco, in sintesi: bastano gli insulti, e dalle ultime ore anche le manganellate, o devo pure pagare la tessera e dar loro il voto?

Quei manganelli hanno segnato un punto di rottura, come le cariche a Genova nel 2001, e pure allora i colori di chi guidava il Viminale erano gli stessi di quelli attuali; hanno squarciato un velo, e oltre si vede chiaramente il campo della contesa. O si sta dietro gli scudi, o sotto i colpi dei randelli. Il resto, è vana chiacchiera, buona per riempire qualche noioso talk show e dar qualcosa da dire a chi non è capace di avere idee perché non uso alla fatica del pensare.

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