Le intese s’allargano sullo Stretto?

Sarà un refuso, non può essere nient’altro. Una svista, cosa altrimenti? Oppure, semplicemente, un errore del copia/incolla, cose che accadono nell’era digitale. Non saprei spiegarmela diversamente, non vorrei spiegarmela diversamente.

Perché la notizia secondo cui, pare, in un’ansa dell’articolato Def elaborato dal Governo, sarebbe stato avvistato un allegato dalle sembianze favolose, di natura mitologica, mostruosa, come la cifra di cui si parla, non può essere vera. Cioè, non può essere che, veramente, in quel testo, ci sia la previsione di un finanziamento di circa un miliardo e trecento milioni di euro alla società “Stretto di Messina SpA”.

Se lo fosse, saremmo alla follia. Ma come, rischiamo di mettere in ginocchio il sistema sanitario e dei trasporti delle Regioni, e poi diamo quasi la metà dei soldi che chiediamo a loro a una società che si occupa di un ponte che non dovrebbe nemmeno esistere? Non è vero, ovvio.

Se lo fosse, dovremmo richiedere un Tso per più di qualcuno. Abbiamo fatto fuoco e fiamme per ottenere maggiore flessibilità dall’Unione Europea, per avere soldi da spendere per rilanciare l’economia, e mettiamo una cifra come quella in un progetto che non andrà da nessuna parte? Non è possibile, certamente.

Se lo fosse, l’incongruenza sarebbe così forte da divenire insostenibile. Come si possono spendere 1.287.324.000 di euro per un ponte che non si farà (perché non si farà, giusto?), in un territorio che è ancora quello “sfasciume pendulo sul mare”, per usare le parole di Giustino Fortunato, e destinare per lavori di riduzione del rischio da dissesto idrogeologico in tutto il Paese (articolo 7 del così detto decreto “Sblocca Italia”) appena 110 milioni? È evidente che non può essere così.

Certo, però, al ministero per le Infrastrutture del governo Renzi c’è sempre un tale Lupi, che era asse portante della pianificazione dei lavori pubblici nell’epoca berlusconiana, di cui quel ponte divenne simbolo e misura. E questa maggioranza, dopotutto, ha fra i suoi assi portanti interi pezzi di quel mondo che nelle grandi opere a cemento e acciaio han visto l’unico modo di fare “crescita”, dalle vuote autostrade lombarde, fino alle dighe di Sicilia scollegate dalla rete idrica.

Che poi, a pensarci bene, Governo e maggioranza poggiano sull’unione feconda e propizia di due sponde opposte della politica; cosa ci potrebbe essere di più significativo a suggello di questa stagione di larghe intese, d’un ponte che s’allarga sullo Stretto, superando, con la sua nobile arcata e nello slancio verso il futuro, le insidie frapposte da Scilla e Cariddi?

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