Finché dura

Francesco Bei, su la Repubblica di oggi, scrive il suo solito retroscena a pagina due, dando notizia dei timori del presidente del Consiglio sul fatto che possa essere in corso un tentativo di delegittimazione del suo Governo attraverso la creazione di incidenti e problemi, e la redazione, sintetizzando al meglio il contenuto dell’articolo, titola: “Il sospetto del premier: ‘Qualcuno punta alla spallata, vogliono farci passare per quelli che picchiano gli operai’”.

Qualcuno chi? Non i sindacalisti della Fiom e i lavoratori che ieri si son presi le manganellate: saranno anche vecchi arnesi del secolo scorso, ma l’idea che possano essere stati loro ad andare a sbattere volontariamente con le teste sotto i randelli della celere, la vedo un po’ dura da reggere come tesi.

Forse la minoranza del Pd? Non m’appare credibile: quelli che vogliono la fine delle larghe intese, non sono al governo e non potrebbero organizzare una tale operazione. Gli altri, quelli che nell’Esecutivo ci sono e ci stanno a proprio agio, potrebbero pure essere contrari a Renzi, ma perché rischiare che cada tutto e si torni alle urne, visto che già ora hanno quel che vogliono?

Oppure l’opposizione? Certo, questa ha tutto da guadagnarci dalle difficoltà del Governo, ma possono loro determinare un simile scenario, predisporre a tavolino le cariche della polizia, magari comandandone le manganellate di contenimento, come le dicono i questurini, o le cariche di repressione, come le avvertono i manifestasti?

Rimane l’opzione che sia stato Alfano a organizzare il tutto. Ma perché? Quando gli ricapita, a lui e a tutto il Ncd, di aver tre ministeri, e che ministeri, una pattuglia sterminata di sottosegretari e parlamentari eletti con i voti di Berlusconi? E poi, lui di certo è il ministro, però, chiariamoci: o il Governo è sempre e solo Renzi, che è tanto giovane e veloce e tutte le cose fa, e quindi anche questa, oppure no. Non è che fino a quando le cose vanno bene, “viva Matteo, bravo, bene, bis”, e quando vanno male, si scopre che c’è pure Alfano.

Ho un’altra ipotesi: e se fosse il clima da guerra guerreggiata permanente a complicare maledettamente una situazione già abbastanza complicata? Se fosse l’ansia di individuare un nemico al giorno da additare al pubblico discredito, i professoroni, i gufi, i lavoratori a tempo indeterminato che difendono i loro privilegi, i sindacalisti, i pensionati, quelli di sinistra che vogliono la palude, a generare la tensione che poi, accumulandosi, può scaricarsi pure nelle piazze? Se fossero le pinepicierno mai dome e i pontificanti davidiserra a soffiare sul fuoco del nervosismo, nella loro costante preoccupazione di apparire per essere percepiti? E se non fosse capace di gestire la complicatezza del momento la squadra scelta per guidare il Paese? Se non fosse tutto così semplice come lo fa apparire Ios? Se non tutto fosse semplificabile in un hashtag?

La realtà è intricata, miei cari innovatori, e resiste ai desiderata del piè veloce non perché sia inguaribilmente nostalgica, ma solamente perché è pesante; ecco perché non ci libriamo nell’aria come Nembo Kid, seppure è indubbio che sarebbe infinitamente più comodo di quell’antica cosa che è il camminare, una pratica, pensate un po’, risalente a ben prima del tempo dei telefoni a gettoni.

E la realtà è quella che è, e va affrontata. Poi, certo, si può sempre raccontare ai tanti accoliti e a qualche follower più ossequioso, che ritwitterà in ogni angolo del web il verbo del profeta, che la colpa è dei professoroni, dei gufi, dei lavoratori a tempo indeterminato che difendono i loro privilegi, dei sindacalisti, dei pensionati, di quelli di sinistra che vogliono la palude… Finché dura.

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