Il discorso del principino

“Ok il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio”. Sta tutta in queste frasi twittate di prima mattina da Matteo Renzi la cifra della sua idea delle istituzioni: adempimenti burocratici inutili quanto noiosi, da frequentare perché necessarie ma il meno possibile, per questo anche da eliminare e tentare di ridurre al minimo.

No, non è voglia di dar corso a una veloce spending review quella che lo muove a dire ai senatori che lui sarà l’ultimo presidente del Consiglio a chiedere la fiducia in quell’Aula, è quasi la voglia di eliminare, dal suo punto di vista, un intoppo, una complicazione, una superflua ridondanza del sistema decisionale. Così come l’aver tenuto un discorso a braccio, non tanto rivolto a quelli che dovevano votargli la fiducia, che, probabilmente, a parer suo dovevano votare e tacere o andar via, ma a quelli che, da casa, l’avrebbero ascoltato, e di cui voleva l’applauso, non ha fatto che confermare quest’impressione.

È stato quasi il discorso di un sovrano, che alle istituzioni a cui parlava non riconosceva alcuna legittimità superiore alla sua, ma riservava al massimo la gentile concessione del rispetto delle formalità. Diciamo il discorso d’un principe (e un po’ al Principe d’un altro fiorentino, nella chiave di lettura utilitaristica che di quell’opera ne dette e diffuse la cultura controriformistica, Renzi si ispira), anzi, d’un principino, vista la giovane età spesso rimarcata come primato da sbandierare.

Il bello, o il brutto, fate voi, è che quei senatori, quei deputati, quei rappresentanti del popolo schiaffeggiati in quel modo, quelli ai quali ha spiegato che loro sono il freno dell’Italia che lui vorrebbe cambiare, il problema da risolvere, la difficoltà da superare, gli hanno votato la fiducia. D’altronde, è lo stesso Parlamento che applaudiva Napolitano mentre questi li bacchettava, ricordando i loro fallimenti e quelli dei partiti che rappresentavano.

Pensandoci bene: che sia proprio in questo la chiave interpretativa del successo renziano? Promette una cosa e fa il contrario, attacca quelli a cui chiede di fidarsi di lui, incanta gli elettori promettendo grandi successi, offuscando la realtà complicata dei fatti e delle situazioni con la leggerezza di parole semplici e la velocità di frasi ad effetto. Che sia quello il modo di fare le cose in questo Paese? Che siano proprio sotto questo profilo pienamente rappresentanti del popolo che le ha elette le istituzioni che oggi di lui si dicono fiduciose?

 

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