Ma uno che ci creda?

Ci sono quelli che voteranno la fiducia perché “non ci sono alternative”, e questa l’abbiamo già sentita. Poi ci sono quelli che la voteranno perché non hanno alternative, se vogliono continuare a rimanere parlamentari.

Ci sono quelli che voteranno la fiducia per “il rispetto dovuto a Napolitano”, e chissà se questa ce la spiegheranno. Poi ci sono quelli che la voteranno perché gli serve tempo per organizzarsi, se no alle prossime elezioni lì dove ora sono chiamati a votare difficilmente ci torneranno.

Ci sono quelli che voteranno la fiducia perché se no finisce il loro partito, che evidentemente serve solo per stare al governo e in maggioranza. Poi ci sono quelli che la voteranno perché nella loro assemblea gli hanno spiegato che fuori da quel partito non c’è altro, e quindi non vale nemmeno la pena di provare a costruirlo.

Ci sono quelli che voteranno la fiducia perché ora è il tempo di provarci, e dicono di crederci, ma avrebbero preferito arrivarci per altre strade, in modi differenti, con rapporti diversi, come dicevano prima e ritorneranno probabilmente a dire dopo. Poi ci sono quelli che ora ci credono, ma ieri credevano in altro e domani, forse, chissà.

Ci sono quelli che voteranno la fiducia turandosi il naso, quelli che la voterebbero comunque e “a prescindere”, indipendentemente dall’odore che sentono, quelli che il senso dell’olfatto proprio non ce l’hanno mai avuto. Poi, tanto, l’importante è avere un governo, e ora tutti dobbiamo “sostenere, supportare, tifare” per la sua riuscita e per il bene del Paese, ovvio.

Ma uno che ci creda? No, dico, uno che ci creda sul serio, uno che vota questa roba qui perché è convinto seriamente che sia la cosa giusta da fare, non l’unica, non l’ineluttabile, non l’inevitabile.

Sicuramente, sbaglio io. Dopotutto, si chiama fiducia, mica è necessario averne.

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