Oltre Stalin, ovvero dell’indipendenza ai tempi del maggioritarismo

“Come se fossimo il partito comunista cinese: cambia il segretario, cambia il capo del governo”, scherza il primo. “Sì, siamo oltre Stalin”, aggiunge un altro, e compulsando il proprio smartphone, in una sorta di self fact checking, verifica che in effetti “Baffone” dal ’22 al ’41 fu esclusivamente segretario, solo dopo anche presidente.

Al di là delle battute fra amici durante una serata in pizzeria, rimangono i fatti: la direzione di un partito designata da un’assemblea eletta attraverso liste bloccate collegate a tre candidati segretari, ha sfiduciato, a maggioranza, un presidente del Consiglio e l’ha sostituito con un altro, senza passare dal Parlamento, anzi, cercando proprio di evitare quel passaggio.

Certo, era la direzione del partito di maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato, chi lo nega. Ma è la direzione di un partito che, se va bene, rappresenta un terzo degli elettori che ancora vanno a votare, che se è maggioranza così forte in quelle Aule lo deve a una legge con un sistema di premialità che la Consulta, non chi scrive, ha giudicato eccessivo e anticostituzionale. E tutti gli altri?

Perché a decidere che Renzi doveva essere il nuovo presidente del Consiglio sono stati un centinaio di dirigenti designati da un migliaio di delegati eletti da poco più di due milioni e mezzo di cittadini. Gli italiani con diritto di voto, però, sono 50 milioni, mentre fra quelli che hanno partecipato alle primarie ci sono anche cittadini che fra gli aventi diritto non sono conteggiati (ragazzi fino a 16 anni e stranieri con permesso di soggiorno), riducendo quindi la portata percentuale di quel gruppo sul totale degli elettori, e per eleggere il segretario di un partito, non il capo del Governo. Obiezione da poco? L’avrebbero votato anche per quello? Io rispetto l’intelligenza di chi vota e penso che se gli dici che sta votando per il segretario di un partito (e soprattutto, se il candidato che poi diventa segretario dice che non andrà al voto senza passare dalle elezioni vere), poi non puoi presumere un giudizio su una cosa diversa da coloro che hanno votato: e non perché non sarebbe stato così anche in quel caso, perché non glielo avevi chiesto prima.

Ma, ovviamente, nel nostro sistema, è il presidente della Repubblica a incaricare il capo del Governo e quando (se?) avrà ricevuto la fiducia delle Camere, la forma sarà salva: il Parlamento è sovrano, la maggioranza è sovrana.

E se quelli come me non si rassegnano ad avere sovrani che determino anche le proprie opinioni, il problema non è certo del sistema. Il fatto è, però, che non rinuncio alla mia indipendenza, anche quand’è estremamente minoritaria. Poi, come durante la stessa serata in pizzeria m’ha detto un caro amico, se essere eccessivamente indipendenti rischia di condurre all’inefficacia, allora correrò il rischio.

Sono fatto così: preferisco condannarmi ad essere ininfluente per seguire la mia indipendenza, ma non pagare con l’obbedienza la ricerca dell’incisività.

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