Il Tg3 racconta che Renzi ha detto che “chi è contro la riforma del Senato, lo è perché non vuole rinunciare alla propria indennità”.
Ora, spero sinceramente che sia un’esagerazione giornalistica. Nel caso contrario (ma non credo che un presidente del Consiglio possa cedere a simili bassezze da “Bar dello sport”), verrebbe da dire: “Matteo, io sono contro la tua riforma, ma non ho mai avuto, non ho e ci sono anche molte probabilità che non avrò nemmeno in futuro, alcuna indennità da difendere”.
“Goditi la vittoria, governa come vuoi e come in tanti ti consentono di fare, umilia gli sconfitti, facendo sfoggio del tuo potere, ma per favore, lascia a Grillo il populismo e la demagogia sulla casta solo attaccata ai soldi e ai privilegi”.
“Anche perché, pure se ti riferissi solo ai parlamentari, di quella, del ceto politico, sei più parte tu che molti di coloro che alla riforma costituzionale di Boschi, Verdini e Calderoli sono contrari, e che prima di fare i senatori facevano altro, non il sindaco, il presidente di Provincia, il consigliere comunale, eccetera, eccetera, eccetera”.
Ma, ovviamente, Renzi non avrebbe mai potuto dire una sciocchezza simile: è l’uomo più potente d’Italia, che bisogno avrebbe di simili trovate?
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Caro Rocco,
ci sono anche altre domande che un iscritto al PD dovrebbe porre al Premier-segretario che probabilmente ha dimenticato di essere il leader di un PARTITO DEMOCRATICO:
“Quo usque tandem abutere, …, patientia nostra? quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?”
Se fate una traduzione in inglese e le inserite in una bella presentazione, forse vi ascolterà.
Con affetto e comprensione
Lara
P. S. Se oggi non ponete queste domande con decisione e fermezza, diventerete complici