E allora, perché ora state con l’altro?

C’è una tesi che spesso sento ripetersi, nei discorsi di molti politici di sinistra che fanno parte della maggioranza che sostiene Draghi. Per riassumerla e per darle un nome, lo farò con un esempio. Durante la puntata di Di Martedì, su La7, dello scorso 23 marzo, replicando alle osservazioni di Sallusti in merito alle differenze fra i governi Conte e Draghi, Bersani ha detto: «Il giorno che è andato via Conte eravamo al pari con Francia e Germania sulle vaccinazioni. Non so come siamo messi oggi, vediamo se stiamo peggiorando o migliorando».

Ora, è chiaro, nel tono delle parole del leader di Articolo Uno, come il giudizio espresso propenda per una valutazione nettamente migliore sull’esperienza di governo precedente rispetto a quella attuale. Anzi, parrebbero, quelle parole, sottolineare un certo rimpianto, meglio, una valutazione negativa dell’odierna situazione. Se sia meglio o peggio adesso rispetto a prima, non è tema di questo post. Quello che qui mi chiedo, invece, e soprattutto chiederei a loro, è: e allora, perché state con Draghi? Insomma, dico, non era mica obbligatorio che Speranza facesse ancora il ministro. Ma facendolo, non so con quanta intenzionalità, certifica che questa soluzione individuata, quella del tutti insieme sotto l’ala di Draghi, è esattamente quello che serviva al Paese e, di contro, la precedente non lo era.

E vale anche per tutti quelli che hanno votato la fiducia in Parlamento, come per i tanti che, a loro volta, la fiducia la ripongono nei partiti a cui gli stessi appartengono. Lo so, può sembrare un ragionamento un tagliato po’ con l’accetta, come si suol dire, però, prima o poi, qualche conseguenza, dalle parole che si dicono, persino in politica la si dovrà pure trarre: se qualcosa non piace, non si fa.

Non è che si può sempre esprimere i ministri e poi dire che non è il governo che si vuole.

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