Che fine han fatto, Sardine e “sardinisti”?

Dev’esser un tempo ben strano, quello che stiamo vivendo, se per due volte in un anno mi trovo a concordare con Gramellini. Sì, lo so: i perfidi potrebbero dire che anche un orologio rotto, per due volte al giorno, segna l’ora esatta. Ma rimarrebbe aperta la questione di chi, fra i due, sia l’orologio in questione; per questo, lascio perdere le suggestioni dell’oreficeria, e passo al fatto di cui vorrei discutere qui brevemente.

Scrive nel suo Caffè di venerdì scorso il giornalista del Corriere, a proposito del Movimento delle Sardine che appena un anno fa, il 14 novembre del 2019, portò in piazza una folla assiepata e riempì gli animi di quelli che lì vi vedevano il futuro (spiegando ai critici che la loro freddezza era immotivata e prevenuta, peraltro): «Mai movimento di massa è stato così rapidamente osannato e ancor più rapidamente trasformato in un movimento di reduci. Appena il portavoce delle Sardine, mi pare si chiamasse Mattia Santori, ha osato richiamarle in piazza a distanza di sicurezza per festeggiare l’anniversario, è stato sommerso di critiche come un sovranista qualsiasi. Addio Sardine, siamo diventati pesci solitari che nuotano in una bolla, nell’attesa di un vaccino o di un ristoro». Certo, capisco che è dura, per un’idea nata sull’emozione del muoversi stando insieme, in tanti, vicini, far proseliti in un tempo in cui, dai balconi e dagli account, si urla di star fermi a casa, da soli, ben distanziati. Però, c’è dell’altro, ed è quanto scrive Gramellini sui pesci solitari e le loro bolle.

Fossimo almeno salmoni, potremmo nobilitarci nella soddisfazione di nuotare controcorrente, sapendo persino che sarà l’ultimo nostro viaggio, ma spinti dalla voglia di farlo per chi verrà dopo. Invece, siamo come tutti gli avannotti in balìa dei flussi e dei flutti, spaventati, come gli altri e come sempre, rinchiusi in quegli scampoli di sicurezza che cerchiamo di trovare dietro schermi quali questo da cui scrivo, in case più o meno grandi, sotto tetti e ombrelli concreti o sperati.   

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