Più che la stecca del corifeo, m’impensierisce l’entusiasmo dei coreuti

«Aumenteremo i controlli e ci saranno segnalazioni». Chiaramente, un’esagerazione. Così come non meno esagerata è la reazione di quanti, per quelle parole pronunciate da Speranza durante la trasmissione di Fazio, hanno parlato di pulsione spionistica da controllo sociale pervasivo, di autoritarismo spinto fino alla soglia, e oltre, delle vite degli altri, per usare il titolo di un film che sull’argomento ha portato in scena il parossismo di quel modo di amministrare la cosa pubblica.

Ovviamente, parlare di Stasi per quell’uscita del ministro in una trasmissione tv è fuori luogo. E pure se immagino che gli stessi che difendono l’esponente di governo dalla «gogna mediatica» (concetto che merita una nota a parte, che, se avrete la bontà di leggere questo post per intero, inserirò alla fine) a cui è stato sottoposto avrebbero citato l’Ovra, se quelle stesse parole le avesse dette Salvini da Del Debbio, è assolutamente e pienamente fuori luogo immaginare Speranza nei panni di un novello Zeisser o un redivivo Mielke (tralasciando ardite ricostruzioni e retroscena, in attesa di sicura e puntuale smentita; o almeno così speriamo). Probabilmente ha ragione un mio amico, che commentando quelle parole ha parlato di «uscita infelice». Quello che m’intristisce di più, però, e lo scenario entusiasta che quell’evocazione accusatoria ha suscitato. Non mi hanno preoccupato le parole del governante, ma quelle dei tanti governati pronti a farsi controllori del proprio vicino, convinti di esser nel giusto e decisi a chiamare le proprie pulsioni delatorie «senso civico», magari contestualmente bollando la mia ritrosia all’accusa come «omertà».

Le immagini di orecchie tese a contare attraverso la porta i passi nelle scale per capire quanti siano i familiari a pranzo la domenica nell’appartamento della vedova accanto e sguardi fissi da dietro le tendine del soggiorno per vedere se a casa del dirimpettaio stiano organizzando una festa in giardino, mi fan malinconia. E un po’ mi spaventano. Soprattutto, mi atterrisce il fatto che siano vissuti quale normalità o addirittura rivendicati, ammantandoli di necessaria funzione di responsabilità sociale, e che, in un certo senso, in quelle parole ministeriali, gli stessi denuncianti ipotetici abbiamo letto con soddisfazione (commettendo lo stesso errore di quanti, le stesse, han duramente condannato) una sorta di sigillo di liceità per le proprie naturali inclinazioni.

Una brutta pagina, collettivamente scritta partendo da un errore. Quasi dimenticavo: la nota. Mettere qualcuno alla gogna è sempre brutto. Lo è se viene esposto così un ministro per alcune parole, evidentemente sfuggite o non meglio chiarite. Lo è se sotto simile arma si passa una, fino a quel momento, sconosciuta signora, magari di mezzi culturali non adeguati a parlar con cognizione e rigore scientifico di ciò di cui si discute, e a cui scappa di dire una castroneria per la quale, in contesti differenti, si sarebbe pentita. Anzi, se mi si permette il giudizio, lo è di più, visto che le spalle di un ministro sono sicuramente più larghe e resistenti di quelle di un’Angela da Mondello.

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