E così si penalizzarono quelli che inquinavano di meno

Nella regione in cui vivo, il Piemonte, dall’inizio del mese di ottobre sono attive alcune importanti limitazioni alla circolazione dei veicoli privati. In sintesi, parlando solamente di quelle «strutturali», cioè che valgono sempre, e non delle «emergenziali», cioè da attivare a seconda dei valori di inquinamento registrati, il comunicato stampa della Giunta regionale spiega che a Torino e in altri 36 comuni non potranno circolare «veicoli adibiti al trasporto di persone e merci alimentati a benzina, gpl e metano euro 0, i diesel Euro 0, 1 e 2: dalle 0 alle 24 per tutto l’anno, festivi compresi; veicoli adibiti al trasporto di persone e merci diesel Euro 3: blocco dal 1° ottobre al 31 marzo, dalle 8.30 alle 18.30 dal lunedì al venerdì; veicoli adibiti al trasporto persone e merci diesel Euro 4: il blocco, che avrebbe dovuto scattare dal 1° ottobre al 31 marzo, è differito al 1° gennaio 2021, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30; ciclomotori e motocicli a benzina Euro 0: dal 1° ottobre al 31 marzo, tutti i giorni, festivi compresi, dalle 0 alle 24».

La motivazione data per il provvedimento, va da sé, è legata alla necessità di contenere le emissioni di sostanze inquinanti nell’aria. Per far questo, si dice, vanno fermati i veicoli più vecchi, meno efficienti e, di conseguenza, più inquinanti. O meglio: più inquinanti a parità di chilometri percorsi, e credo che stia lì l’incongruenza che vedo in quelle disposizioni, e forse pure l’ingiustizia. Perché è più facile che le auto vecchie, quelle con classificazioni “Euro” più basse, percorrano meno chilometri delle altre, le più nuove. È presumibile, infatti, che chi faccia 50.000 chilometri l’anno abbia un’auto più nuova della mia Croma, con cui ne faccio meno di un decimo di quelli. A chilometro percorso, davvero la mia auto consuma e inquina più di dieci volte una con classifica Euro 6? Non sono un esperto, ma, a occhio, ne dubito. Secondo le disposizioni, però, con la mia, per i pochi chilometri che faccio, avrò delle limitazioni; l’ipotetico guidatore della nuovissima auto di ultima generazione, invece, che magari ne fa tanti di più e, di conseguenza, consuma e inquina di più, no.

Chiaramente, mi si potrebbe rispondere che se io comprassi una Panda “Euro 6”, e facessi con questa gli stessi 3-4.000 chilometri che faccio con la mia attuale, consumerei e inquinerei di meno di ora. Verissimo. Così come è vero che le limitazioni valgono nei centri cittadini, e va da sé che chi fa tanti chilometri lì fa fuori da essi e chi pochi, al contrario, li percorre prevalentemente tra le vie cittadine. Vero anche questo.

Va da sé che, nella seconda obiezione, si dà per scontato che l’inquinamento si fermi in vista dei cartelli bianchi con il nome delle città, e non mi sembra si possa affermare con certezza. Ma soprattutto, e pensando alla prima, mi chiedo solamente se, nell’ipotesi di una sostituzione della mia attuale auto, il consumo e l’inquinamento complessivamente inteso per la realizzazione della nuova e lo smaltimento della vecchia siano giustificati, in uno scenario di riduzione generale, dalla differenza di impatto ambientale nell’utilizzo dell’una rispetto all’altra in considerazione dei pochi chilometri che comunque andrei a fare e che faccio.  

Ordinanze come quella piemontese in questione, a guardarle bene da punti di vista differenti, sembrano più mirate a obiettivi consumistici e supportate da ragioni industriali, che essere ispirate da schiette visioni ecologistiche. Ed è chiaramente un approccio legittimo, intendiamoci; purché non si cerchi di nasconderlo dietro altro. Un po’ come si fa aggiungendo il prefisso «green» a ogni attività e prodotto, persino quelli che, per loro natura, sono da annoverarsi fra i più inquinanti, carburanti diesel compresi.

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