Del sapore classista di alcune decisioni

Non sono uno scienziato, né tantomeno esperto di problematiche connesse con l’inquinamento, i livelli di polveri sottili e le relative cause con tanto di possibili rimedi. Inoltre, sono pure poco competente in fatto di motori, se non per quello che concerne l’uso da “autista della domenica” che faccio della mia auto. Di conseguenza, non mi avventurerò in analisi e proposte dettagliate a riguardo. Una cosa, però, mi sento di dirla. Anzi, più che altro sento proprio colpirmi con tutta la sua violenza, reazionaria, direi. Mi spiego meglio.

A giudicare da alcune ordinanze comunali, parrebbe che la mia vecchia Croma inquini di più, e molto, di una nuova, lussuosissima Phantom, una Panda diesel di qualche anno più di una fiammante Bentley appena uscita dal concessionario. Questo, almeno, a giudicare dal fatto che, a seguito di quelle stesse disposizioni, io o l’ipotetico possessore di quell’utilitaria Fiat non potremmo circolare, pena l’innalzamento dei valori di PM10, mentre gli ideali abbienti proprietari di quelle auto che in alcune regioni farebbero provincia, sì. Se l’approccio ideologico fosse consentito, ci vedrei una punta di pregiudizio sociale.

Ovviamente, immagino che non sia così come m’appare. Però. Però, dicevo, rimane il fatto che la libertà di movimento di chi ha un’automobile di 15 anni d’età e dal valore di mercato poco più che simbolico è nei fatti limitata, quella di chi possiede mezzi che costano più di un paio d’appartamenti in periferia non viene nemmeno intaccata.

Chissà, forse è vero: le nostre vecchie auto, semplicemente, puzzano, pardon, inquinano di più.

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