Il razzismo e la gogna: prima o poi, siam tutti vittime

Non è stata ovviamente una scelta casuale, quella del campanello a cui suonare, nel quartiere Pilastro, a Bologna. Non tanto perché indicata direttamente da una simpatizzante del suo partito; anche, chiaramente, per il cognome lì scritto. Se gliene fosse stato proposto uno con un nome italiano, meglio ancora, padano, difficilmente, credo, Salvini avrebbe suonato in diretta video. No, non è solo una questione di reati commessi o di princìpi violati, dalla privacy alla diffamazione, passando per la calunnia e la presunzione d’innocenza, di cui non farò l’elenco e per i quali ci sarà chi meglio di me potrà parlare; il problema principale, è un altro. E ha due nomi: razzismo e gogna.

Razzismo, sì, perché, come dicevo, non è fortuita la circostanza per cui la famiglia a cui si è citofonato fosse straniera, nordafricana. Al contrario, è una decisione funzionale a un racconto, che tutti conoscete, perché più volte ascoltato dalla sua stessa voce. E gogna, perché, pure nell’ipotesi in cui realmente si fosse individuata l’abitazione di uno spacciatore per denunciarlo, farlo in quel modo non serviva affatto ad assicuralo alla giustizia, ma per metterlo in piazza, per scrivere sulla sua porta «qui abita un colpevole», per legarlo al palo del disprezzo e della vergogna pubblica, appunto. Oggi è toccato a loro, e in molti non avete detto nulla. Domani però potrebbe toccare a chiunque di noi e di voi. «Qui abitano dei mafiosi?», potrebbe chiedere qualcuno suonando a un citofono sospettato solo attraverso un cognome meridionale. «Qui abita un ladro?», potrebbe chiedere un altro, suonando a casa di un commerciante o un artigiano condannato per evasione fiscale. «Qui ci sono 49 milioni di euro», potrebbe chiedere (come ha fatto il consigliere regionale lombardo del M5S Dei Angeli, per quanto con innegabile gusto per la provocazione) un esponente politico suonando alla sede di un partito rivale, o inscenando in strada un coretto da stadio, con tanto di lancio di spiccioli, e pure questo abbiam già visto.  

Continuatelo voi, l’elenco. Ma sappiate fin da subito che, prima o poi, tutti ci finirete dentro comunque, anche solo per quello che siete, per luogo di nascita, colore della pelle, foggia degli occhi o del naso, che è poi il primo, e principale, motivo per cui è stata scelta quell’abitazione bolognese e non un’altra.

E sì, so che quel sentire che ha accompagnato plaudendo la barbarie al portone è maggioritario nel Paese. Proprio per questo, qui e altrove, non mi stancherò mai avversarlo. Se fosse quello di una minoranza ininfluente, potremmo sorvolare; al contrario, se questi sono capaci di determinare le sorti della nazione, vanno combattuti. Per evitare di dover tutti combattere, compresi loro, contro mostri peggiori e ben più feroci che, con quei modi di fare e lasciandoli fare, potrebbero evocare e richiamare in vita.

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