Le radici millenarie della narrazione americana

Abbiamo sorriso tutti quando, nella conferenza stampa congiunta con Mattarella, Trump ha affermato, serioso, che: «The United States and Italy are bound together by a shared cultural and political heritage dating back thousands of years to Ancient Rome» (più o meno alla lettera: «gli Stati Uniti e l’Italia sono uniti dalla condivisione di un’eredità culturale e politica di migliaia di anni, dall’antica Roma»). Abbiamo fatto bene a sorridere, immaginandolo impegnato a studiare storia sugli stessi testi di Di Maio, alla ricerca delle millenarie tradizioni democratiche di Francia.

Però, a parte il fatto che dubito che Trump abbia della storia di Roma conoscenze diverse da quelle acquisite attraverso i colossal hollywoodiani, stavolta la gaffe del presidente non c’è, almeno non nella visione delle che l’immaginario americano ha da sempre del proprio Paese e del resto del mondo. Basterebbe la sola circostanza per cui stesse leggendo a far venire il dubbio che non si sia trattata della solita, estemporanea “trumpata”. In aggiunta, c’è la ripresa di quelle stesse parole da parte dell’account Twitter ufficiale della Casa Bianca. E in effetti, una boutade non lo è. L’antica Roma, in particolar modo nella sua fase repubblicana, è stata effettivamente il modello a cui i padri fondatori degli Stati Uniti hanno attinto e si sono ispirati. Quindi, nell’ottica americana, a legare fra loro le città sul Tevere e sul Potomac non ci sono solo le architetture della seconda riprese dalla prima, ma, appunto, una «shared cultural and political heritage dating back thousands of years».

Tutt’al più, un presidente di diversa levatura e formazione avrebbe potuto affiancare le parole di Strabone – «dopo la fondazione, Romolo riunì uomini errabondi, indicò loro come luogo di asilo il territorio compreso tra la sommità del Palatino e il Campidoglio e dichiarò cittadini tutti coloro dei vicini villaggi che si rifugiassero lì» (Geografia, V, 3,2) – a quelle di Emma Lazarus – «Antiche terre, – ella con labbro muto/ Grida – a voi la gran pompa! A me sol date/ Le masse antiche e povere e assetate/ Di libertà! A me l’umil rifiuto/ D’ogni lido, i reietti, i vinti! A loro/ La luce accendo su la porta d’oro» (Il nuovo colosso) –, ma si sa: l’uomo col parrucchino giallo s’è formato sulle sceneggiature dei reality show, e l’idea di accogliere e dare cittadinanza agli oppressi e ai diseredati non lo affascina poi molto, diciamo.

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