No, è più grave di quanto sembri

«La tua enfasi che ti fa venire la bava contro chi è stato eletto dal popolo è vomitevole. […] Siete degli sfascisti che sperano che si affondi come hanno fatto i vostri padri assassinando molti soldati in Africa. […] Presto vi puniremo, sappiamo tutto di voi, punirvi è un dovere». E poi insulti – anche sessisti, perché la bestia usa così – al destinatario della missiva, il direttore del telegiornale di La7 Enrico Mentana, al suo editore, Urbano Cairo, e ai colleghi Lilli Gruber, Francesca Fanuele, Giovanni Floris, Corrado Formigli, Massimo Giannini e Marco Damilano.

Definirle parole in libertà di un cretino è troppo rassicurante. Dopo l’aggressione ai giornalisti de L’Espresso, dopo il blitz e le minacce al gruppo di cui, oltre al settimanale diretto da Damilano, fa parte il quotidiano La Repubblica, dopo i continui segni di aggressività e attacchi ingiuriosi o addirittura violenti rivolti a giornalisti e testate sempre e solamente schierati contro un certo modo di fare e intendere la politica è diventato pure pericoloso. Se ne dev’essere accorto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che in merito alle minacce a Mentana e agli altri ha dichiarato (perfettamente, aggiungo): «Le intimidazioni rivolte al direttore Mentana sono un atto vile e inqualificabile. Le minacce a chi esercita la professione di giornalista sono inaccettabili in sé, ma anche perché costituiscono un grave attentato alla libertà di stampa. Sono molto preoccupato perché questo episodio segue di pochi giorni un altro fatto gravissimo, un’aggressione fisica di cui sono stati vittime il giornalista Federico Marconi e il fotografo Paolo Marchetti del L’Espresso. […]Dobbiamo difendere i valori della nostra Costituzione che innervano il patto fondativo della nostra convivenza civile». Ecco, questa è una difesa legittima su cui mi troverete sempre d’accordo.

Il resto è barbarie. L’idea per cui la democrazia sia la contrapposizione fra parti in cui la più numerosa (cioè la più forte, che non è sempre la maggioranza, anzi, spesso è appena la migliore e più organizzata delle minoranze) s’imponga sulle altre. Il pensiero che vuole venduti al nemico tutti quelli che non danno ragione agli amici. La parola che chiama «disfattista» chiunque persegua semplicemente una visione diversa rispetto a quella dei governanti.

E ovviamente, l’offesa e l’oltraggio a chiunque tutte queste cose cerchi di raccontare.

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