Tristi figuri, non pessime figure

«Rosato facciamo un patto, se questa legge sarà cassata dalla Consulta, noi ti bruceremo vivo, ok?». E ancora: «Giovanni Floris hai confermato che sei un idiota che non capisce un cazzo. L’Appendino non è accusata di falso in bilancio». E poi: «Ecco l’altro cretino di Giannini che dimostra di non saper manco leggere…». E mi fermo qui, perché non ne vale la pena.

Il florilegio di tweet di un certo Angelo Parisi, anonimo fino al giorno in cui il candidato grillino alla presidenza della Regione Sicilia ha detto che, in caso di vittoria, lo avrebbe chiamato come assessore ai rifiuti (e a giudicare da quello che scrive, di spazzatura se ne intende, va detto), raccolti da La Stampa è il segno tangibile del livello raggiunto dalla politica in questo Paese. Ovviamente, Rosato, Floris e Giannini hanno tutta la mia solidarietà, ma non gli serve: Parisi è solo uno qualunque perennemente arrabbiato, che con le sue parole non colleziona pessime figure perché è egli stesso un triste figuro. Il dato drammatico, semmai, è che può davvero succedere che uno così diventi, qui e ora, classe dirigente, non sfigurando fra colleghi possibili e potenziali che di pari eleganza d’eloquio e profondità di ragionamenti han già dato e continueranno a dare notevoli dimostrazioni.

Ma solo oggi c’è questo scadimento della parola applicata alla politica e fatta propria da chi della politica fa mestiere? Certamente no; è da sempre il segno dei tempi quando volgono al brutto. Perché nelle epoche in cui quelle parole prendono il posto del corretto scambio di opinioni e confronto di idee – che per scambiarle, bisogna pur averne di proprie –, la deriva su cui ci si appresta a camminare è già segnata. E non conduce a scenari migliori di quelli già miseri che stiamo vivendo.

A margine: è facile — e io stesso mi ci sono divertito — fare la battuta su Renzi ricordando la sua invocazione del lanciafiamme. E però non è uguale usare una terribile metafora, ma confinata nella dimensione e nel campo dell’impersonalità, o prendere la mira e puntare l’odio direttamente su di una persona reale, con tanto di nome e circostanze specifiche.

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