Se non potrò scegliere del tutto, allora potrei non voler scegliere affatto

«Così facendo», dice a un punto del ragionamento il mio interlocutore, «c’è il rischio che pure noi finiremo per agevole quelli che contestiamo, favorendone l’occupazione piena e totale di tutti gli spazi di governo e rappresentanza con la semplice nostra rinuncia a partecipare. Però, che possiamo farci; le condizioni sono quelle che sono, e non ho più forza, voglia e interesse per impegnarmi a cambiarle. Soprattutto dopo che tutti, tutti gli altri, che si riconoscessero nelle idee della maggioranza o in quelle dell’opposizione, mi hanno spiegato che le mie idee non valevano più nulla. Io solo quelle ho, e se non servono a niente, non ho nient’altro da offrire».

Mi tornano in mente, immediatamente, altre parole, da L’orologio di Levi: «vidi Andrea che mi sorrideva. Gli chiesi: – Hai novità? Che cosa fanno i nostri Luigini? – Sono trionfanti, – mi rispose. – Sembrano impazziti. Sognano tutti i possibili ministeri. E li avranno. Avranno quello che si meritano, quello che ci meritiamo». Troppo cinismo, quello del mio amico e quello di Andrea, per quanto entrambi frutto di un impianto di riflessioni, per dirla con Faber, «se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato». Come la «canzone della triste rinuncia» (oggi mi affollano le idee i cantautori) che nelle parole con cui ho iniziato si sente suonare. Perché alla fine, impegnarsi in politica o semplicemente votare è scegliere da chi essere rappresentati anche nell’azione di governo, non da chi essere meramente governati, nemmeno si fosse bestie da cortile. E alcuni, non so se pochi o molti, né mi sento di escluder me stesso dal loro novero, non potendo scegliere del tutto, c’è il rischio che optino per non scegliere affatto. Purtroppo, il meccanismo che ci si prospetta quale sistema elettorale, in ogni caso, non permetterà di scegliere davvero; io ho già dato nelle volte precedenti, facendomi andar bene che il mio voto andasse a chi mai avrei scelto attraverso sistemi di indicazione chiari e inequivocabili. Certo, molti di quelli sarebbero stati, e saranno, eletti ugualmente: almeno, non più con il mio voto.

Piccola consolazione? Probabilmente è così. Anzi, sicuramente è così. Ma vedete, dopo le grandi delusioni di questi anni, dopo essermi illuso che quelli a cui stavo accanto volevano davvero le stesse cose che volevo io e che dicevano di voler loro, persino quel minimo sollievo può essere di più di quello che lo scenario politico ha offerto a miei sentimenti.

E si sa: noi gente di non grandi ambizioni, a modesti conforti spesso guardiamo.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica, Senza categoria e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

1 risposta a Se non potrò scegliere del tutto, allora potrei non voler scegliere affatto

  1. Italiote scrive:

    «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.»—

    La consapevolezza che nessuna delle liste future sarebbero gradite nella propria circoscrizione dovrebbe essere fondata sulla per sulla modesta attitudine a divinare il futuro.

    Modificare i rapporti di forza nei gruppi parlamentari avrebbe degli effetti tangibili che chiunque si professi di modesti conforti non si direbbe possa avere tanta fretta di rigettare.

    Tra i fattori che possono potenzialmente smorzare la portata e l’entità di tali effetti “potenziali” (a cominciare dal sindacato ispettivo) si può includere l’astensione.

    Detto questo ci sarebbe da valutare quanto permissive siano le leggi elettorali.

    Ad esempio un “proporzionale” con piccole liste piccolissime (di “m” seggi) non genererebbe affatto una rappresentazione puramente proporzionale per via delle soglie di sbarramento implicite stimabili nell’ordine di 75%/(m+1) [cfr. CDL-AD(2008)037 “Comparative Report on thresholds and other features of electoral systems which bar parties from access to Parliament”, Venice commission]

    PS: Appena la legge elettorale per le prossime elezioni sarà promulgata si potrà certo stimare quanta premura ci sia stata per creare ostacoli superiori allo sbarramento 3% nazionale: con circoscrizioni da 5 seggi si avrebbe una soglia circoscrizionale superiore al 10% ed in quelle uninominali una soglia superiore al 35%.

    Di lì poi si potrebbe provare ad oracolare a quanto ammonterebbe la sommatoria di rappresentanze “sottoquota” falciate dagli sbarramenti e dall’astensione.

Lascia un commento