Su quello, Letta ha ragione

Nella sua esperienza di governo, breve perché così decisero gli stessi suoi compagni di partito che dicevano di sostenerlo con lealtà, raramente mi sono trovato d’accordo con Enrico Letta. In queste poche volte va sicuramente annoverata la decisione di dar corso all’operazione Mare Nostrum, alla luce degli eventi successivi, la migliore azione in tema di gestione dei flussi migratori fatta da questo Paese.

Come conoscitore e analista delle questioni politiche, invece, il successore di Monti a Palazzo Chigi spesso ha una visione completa e complessiva veramente illuminante. Così, nel suo commento di venerdì scorso sulle pagine del Corriere della Sera, Letta ha individuato una possibile chiave di lettura degli odierni problemi dell’Unione europea non banale e gravida di conseguenze: il rapporto fra Italia e Germania. Da politico capace di sguardo storico, qualità ormai rarissima, per non dire del tutto assente, nelle nostrane classi dirigenti odierne, partendo dai rapporti fra Adenauer e De Gasperi per giungere a quelli tra Kohl e Prodi, passando, ovviamente, dal sodalizio di lungo corso che legò Dc e Cdu, l’allievo di Andreatta ha ricordato come in quel solco si fecero molti dei passi sull’evoluzione dei legami continentali. E non ha mancato di notare come oggi i ceti politici dei due Paesi siano più impegnati a cercare ciascuno nell’altro il proprio nemico per ragioni meramente elettoralistiche che non a capire dove e come riprendere il bandolo di quella collaborazione proficua e significativa. Sempre che ne possano essere capaci, s’intende.

Perché, io temo, il fatto è che l’attuale gruppo di guida degli Stati europei non tanto è vittima di una scarsa conoscenza delle questioni, attuali e passate, che pure c’è ed è abissale, quanto è succube delle personali pulsioni alla sopravvivenza. Insomma, quand’anche i politici italiani o tedeschi dell’oggi ripercorressero, in un intenso corso di recupero estivo, l’evolversi della cultura europea nell’ottica di quel che vuole Letta, non credo servirebbe a molto.

Anzi; spaventandosi per il confronto impietoso a cui sarebbero costretti, potrebbero essere spinti ancor più a gettare nel cestino del dimenticatoio persino quelle piccole cose che, loro malgrado o malgrado loro, ancora resistono e innervano la costruzione comunitaria e la comune storia, dalla Valle dei Templi al Meclemburgo.

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