Le troppe una tantum

Straordinariamente e con urgenza riunito di domenica, il Consiglio dei ministri ha varato un decreto per il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Non entro nel dettaglio delle misure adottate: gente più esperta di me e su organi molto più prestigiosi di questo blog ha già spiegato tutto lo spiegabile e, sinceramente, molte delle sfaccettature potrei dare l’impressione di fingere d’averle comprese ma, nei fatti, me ne è oscuro il funzionamento.

Una cosa però l’ho capita; gira di qua, tira di là, verranno mobilitati per l’intera operazione qualcosa come 17 miliardi di euro. Per carità, forse davvero era l’unica alternativa (che noia questa cosa per cui non si può mai far diversamente da come si fa), magari in questo modo si evita realmente il rischio che lavoratori e risparmiatori (e su questo non posso non essere d’accordo) ci rimettano, probabilmente è vero che è un intervento una tantum. Ecco, però, a me queste “eccezioni” per il settore bancario cominciano a sembrare troppe, con buona pace di quanti garantivano sulla solidità del sistema. Perché ora sono le banche venete, prima c’è stata Banca Etruria (ho detto Banca Etruria? Sì, l’ho detto), e ancor prima, e più volte, MPS; insomma, a me paiono interventi strutturali sul comparto, non tanto singoli e irripetibili casi. E con un bel po’ di danari spesi: perché, allora, quando si propone l’utilizzo di risorse per azioni sociali o diffuse, la risposta è sempre «non ci sono le coperture finanziarie»?

Insomma, dico, se per le banche, e nel giro di pochi anni, sono stati trovati così tanti quattrini, vuol dire che da qualche parte c’erano, e chi aveva il compito di cercarli è stato bravo nel suo lavoro. Ragionando come l’uomo dei campi che sono, mi verrebbe da chiedere perché mai, le stesse persone o loro colleghi, non mettano altrettanta lena per trovare i fondi necessari a finanziarie un reddito minimo garantito, piani di messa in sicurezza del territorio, investimenti per l’edilizia scolastica e la manutenzione degli ospedali, per la ricerca e l’istruzione, per le cure mediche, eccetera, eccetera, eccetera.

Non è necessario farlo in un assolato pomeriggio di giugno e nel pieno di un’eccezionale ondata di caldo. Magari col fresco, sfruttando le meravigliose ottobrate capitoline, cullati dal ponentino e non per forza in un giorno solo, davvero dite che simili professionisti capaci di attivare canali economici tanto potenti da arginare crisi sistemiche non riescano a tirar su quei soldi che servono a cose per loro minime, per noi fondamentali?

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