Ma quali paure avete?

«La legge in discussione al Senato introduce due nuovi diritti: lo ius soli temperato, ossia a determinate condizioni, e lo ius culturae. Il primo prevede che un bambino nato in Italia abbia diritto alla cittadinanza se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore non proviene dall’Unione Europea, oltre ad avere il permesso di soggiorno da almeno 5 anni deve avere: un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, un alloggio idoneo e superare un test di conoscenza della lingua italiana. Lo ius culturae prevede invece che possano chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico, elementari o medie. I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico. Sia per lo ius soli che per lo ius culturae serve il nulla osta del Viminale che verifichi che non esistano controindicazioni per motivi di sicurezza».

La lunga citazione è tratta da un articolo di Emanuela Garulli per il sito del TG La7, e l’ho riportata perché, con chiarezza, spiega come funzionerà lo ius soli temperato e lo ius culturae. Perché ne abbiamo sentite di tutti i colori contro, mentre parliamo di una legge che, sinceramente, è persino timida. La cittadinanza andrà ai bimbi nati in Italia da almeno un genitore qui residente regolarmente da un lustro e, se extra Ue, con disponibilità di un alloggio adeguato, una buona conoscenza della lingua italiana e un reddito pari o superiore a quanto previsto dallo Stato come assegno sociale. Altro che corsa a partorire in Italia per fare il figlio italiano: qui ci devi già essere, da tempo, legalmente e in discrete condizioni economiche e sociali. Quanto poi alla cittadinanza per i bambini giunti prima dei 12 e che hanno fatto un ciclo di studi nelle scuole italiane, ma che razza di persone siete se riuscite a spiegare ai vostri figli che i loro compagni di classe nati in un posto differente sono “meno uguali” degli altri? Io non lo so quali paure avete, se davvero la bava alla bocca di politici ruspanti, del senso delle ruspe, proprio, e blogger comici che non fanno ridere sia davvero la rappresentazione del “Paese reale”, ma so che vi stanno prendendo in giro. E un po’ mi dispiace: dev’essere davvero triste vivere con addosso tanto terrore da credere che gente come quei tizi che ho detto possa darvi una mano nelle vostre difficoltà e difendervi dai pericoli del mondo. Quelli son di destra, tutelano sempre gli interessi dei più forti, dei primi; e voi, miei fratelli per censo, al massimo siete penultimi. Non fatevi usare contro gli ultimi a garanzia dei privilegi di chi sta in alto.

Le ghigne tirate e i musi duri non hanno nulla di coraggioso se si rivolgono a quanti sono più deboli, ed estendere un diritto di cittadinanza ad altri, nulla toglie a voi. Sono già qui e dovrebbero da tempo essere anche nostri concittadini, vivono accanto a noi, sono parte della nostra stessa comunità; come potete pensarli diversi fino al punto di non volere per loro il riconoscimento di appartenenza alla medesima vostra nazione, nemmeno se vi sono nati da genitori presenti da anni? Cosa vi toglierebbe il fatto che pure loro possano farsi cittadini senza aspettare la maggiore età? Come potete seguire quei pifferai tanto improbabili su temi così importanti?

No, non mi rivolgo ai gruppi parlamentari di Lega e M5S, Forza Italia o delle altre formazioni di destra: essi fanno il loro compito, che, come dicevo, è tutelare gli interessi dei più fortunati. Parlo a quanti fuori da quei palazzi paiono seguirne le indicazioni: fermatevi un attimo a riflettere, vi prego, e guardate la fila in cui siete. Se qualcosa vi manca (ma vi manca davvero?), è dalle parti di chi sta davanti a voi che potete cercarla, non certo nelle minori disponibilità di chi vi segue.

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